Andrea Zanchi Quando verranno a chiederci cosa abbiamo fatto in tutto questo tempo della pandemia, non ci resterà che rispondere come Robert De Niro-Noodles nelle scene finali di C’era una volta in America: "Siamo andati a letto presto". Perché sono ormai sei mesi che, salvo comprovate ragioni, alle 22...

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Zanchi

Quando verranno a chiederci cosa abbiamo fatto in tutto questo tempo della pandemia, non ci resterà che rispondere come Robert De Niro-Noodles nelle scene finali di C’era una volta in America: "Siamo andati a letto presto". Perché sono ormai sei mesi che, salvo comprovate ragioni, alle 22 siamo già tutti a casa nel rispetto del coprifuoco. E in alcuni casi non c’è nemmeno una melodia di Morricone a tenerci compagnia mentre guardiamo fuori dalla finestra le nostre strade senza traffico, senza locali aperti, senza vita. Ma ora, con l’estate alle porte, una pandemia un po’ più sotto controllo e la necessità di far ripartire quei settori messi in ginocchio dal virus, la domanda è più che legittima: serve ancora un coprifuoco dalle 22? Non è il caso di allentare la presa?

E soprattutto, se una pandemia non si batte solo con i divieti ma con la responsabilità di tutti, non avrebbe più senso far rispettare i protocolli anti-contagio a ristoranti e locali pubblici, lasciandoli aperti fino a mezzanotte o all’una, piuttosto che costringere tutti in casa anche quando passeggiare sotto i portici o cenare a lume di candela all’aperto ha un livello di pericolosità prossimo allo zero? E allora concediamoci un altro ‘rischio calcolato’, come segno di fiducia e di speranza dopo un anno così complicato e devastante. Riapriamo in sicurezza e torniamo ad assaporare il profumo e il mistero delle ore più buie. Consapevoli, come scrisse il poeta Khalil Gibran, "che non si può toccare l’alba se non si sono percorsi i sentieri della notte".