di Giovanni Rossi "Il dato è drammatico", riconosce Gianni Rezza, direttore generale Prevenzione al Ministero della Salute. In Italia il numero dei morti da Covid esplode ancora: 846 in 24 ore, quasi il doppio dei 491 di lunedì. "Fluttuazioni dovute probabilmente anche a problemi di segnalazione più o meno tempestiva", si lascia andare l’alto dirigente, ben conscio del disorientamento provocato da oscillazioni così pronunciate in questa stagione irrespirabile. Che peso dare al ritorno del rapporto positivi-tamponi sotto il 10% se progressi e smentite nella lotta al Covid...

di Giovanni Rossi

"Il dato è drammatico", riconosce Gianni Rezza, direttore generale Prevenzione al Ministero della Salute. In Italia il numero dei morti da Covid esplode ancora: 846 in 24 ore, quasi il doppio dei 491 di lunedì. "Fluttuazioni dovute probabilmente anche a problemi di segnalazione più o meno tempestiva", si lascia andare l’alto dirigente, ben conscio del disorientamento provocato da oscillazioni così pronunciate in questa stagione irrespirabile. Che peso dare al ritorno del rapporto positivi-tamponi sotto il 10% se progressi e smentite nella lotta al Covid continuano a rubarsi la scena? È un problema, con 65.857 vittime già censite dall’inizio dell’emergenza e la girandola dei nuovi positivi che ruota imperterrita. Ieri 14.844 i nuovi contagi registrati, a fronte di 162.880 tamponi. Meglio di altre volte. Ma oggi? E domani? Cautela d’obbligo. E scenari foschi anche per la ripresa scolastica dopo l’Epifania.

"La riapertura delle scuola con didattica totalmente in presenza è un traguardo che tutti auspicano il prima possibile, ma credo sia un po’ troppo presto dire quando", si porta avanti Rezza. Spiegando quale numero tenere d’occhio: "Anche con un indice Rt di poco inferiore ad 1 abbiamo un’incidenza alta" nella trasmissione del virus e "finché non l’abbassiamo è difficile parlare di ripresa". ll totale degli attualmente positivi in Italia è infatti di 667.303: 636.958 in isolamento domiciliare, 27.342 ricoverati con sintomi (-423 unità nelle 24 ore), 3.303 in terapia intensiva (-92 il saldo giornaliero). "Siamo ancora sopra la soglia critica per i posti in terapia intensiva e i ricoveri di area medica", ammette l’infettivologo romano, e lo fa quasi con frustrazione, perché dall’impietoso meccanismo del virus almeno una regola emerge: "Quando restringiamo le misure otteniamo la riduzione dei casi; quando le allentiamo vanno su".

Insomma, serve una linea di medio periodo, altrimenti questa dinamica sfibrante potrebbe proseguire sin quando la campagna vaccinale alle porte non modificherà le forze in campo. Successo che non maturerà immediatamente, visto che il "vaccino non sarà subito per tutti", ribadisce Rezza: "Solo quando si coprirà una certa quota (ndr, di milioni di vaccinati) si riuscirà a rendere più difficile la circolazione virale", avanzando verso l’immunità di gregge.

Sino ad allora, stop ad ogni iperbole. Nessuno ha la bacchetta magica, nessuno ha la ricetta salvifica. Esempio perfetto il Veneto. A lungo segnalato come modello nazionale, da giorni continua a registrare il più alto numero di contagi in Italia: ieri 3.320, davanti a Lombardia (2.404), Emilia Romagna (1.238) e Lazio (1.159). Uno smacco doppio per il governatore Luca Zaia, invitato dall’opposizione a riferire in Consiglio regionale, uscendo dal palchetto mediatico nella sede della Protezione civile: "165 morti in un giorno ci danno la dimensione di quanto sia difficile la situazione", rimarcano i consiglieri di minoranza.