Claudia

Marin

È quantomeno paradossale la politica fiscale della maggioranza giallo-rossa. Da un lato c’è chi propone addirittura la patrimoniale per stanare e stangare i "ricchi" (considerando tali quelli appena sopra i 500 mila euro, casa compresa). Dall’altro, però, si elargiscono, attraverso il cashback, 150 euro per le spese natalizie (300 nei prossimi due anni) a tutti: a prescindere dal reddito e dalla capacità di consumo. Con il risultato, assurdo, che il manager o il calciatore con ingaggi milionari e l’impiegato o il precario da 1.000 euro il mese avranno diritto allo stesso rimborso. E, anzi, chi più spenderà più potrà contare sulle ricompense del fisco perché i primi 100 mila partecipanti che ogni semestre effettueranno il maggior numero di transazioni valide riceveranno addirittura un maxi cashback di 1.500 euro.

Va bene, dunque, contrastare l’utilizzo del contante e favorire il ricorso agli strumenti tracciabili di pagamento elettronico in chiave anti-evasione, ma attenzione alle implicite e nuove sperequazioni derivanti dai meccanismi messi in campo. Tanto più che, come osservano gli analisti dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, stiamo parlando di una soluzione che costa alle casse dello Stato circa 4,7 miliardi di euro. Una spesa esorbitante per "una misura a vantaggio dei ricchi, ma pagata con i soldi di tutti, un modo veramente molto singolare di combattere l’evasione fiscale".