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9 giu 2022

Ricatto russo sul grano: prima togliete le sanzioni

In Turchia il vertice con il ministro degli Esteri Lavrov: "Non attaccheremo se Kiev smina i porti". Per Ankara è "una richiesta legittima"

9 giu 2022
Il ministro russo Sergei Lavrov, 72 anni, ieri con il collega turco Mevlut Cavusoglu, 54 anni
Il ministro russo Sergei Lavrov, 72 anni, ieri con il collega turco Mevlut Cavusoglu, 54 anni
Il ministro russo Sergei Lavrov, 72 anni, ieri con il collega turco Mevlut Cavusoglu, 54 anni
Il ministro russo Sergei Lavrov, 72 anni, ieri con il collega turco Mevlut Cavusoglu, 54 anni
Il ministro russo Sergei Lavrov, 72 anni, ieri con il collega turco Mevlut Cavusoglu, 54 anni
Il ministro russo Sergei Lavrov, 72 anni, ieri con il collega turco Mevlut Cavusoglu, 54 anni

La Russia permetterà lo sblocco delle esportazioni di grano dai porti ucraini, ma alle sue condizioni. Volato ad Ankara dopo la visita a Belgrado sfumata per la chiusura degli spazi aerei europei, il ministro degli Esteri Serghei Lavrov sposa gli sforzi di mediazione della Turchia e promette che lo sminamento delle acque davanti alle coste del mar Nero non verrebbe sfruttato da Mosca per attaccare gli scali. "Queste – ha detto – sono le garanzie del presidente della Russia e siamo pronti a formalizzarle in un modo o nell’altro". Ma il primo passo, ha avvertito, spetta a Kiev con lo sminamento dei porti. Per favorire una soluzione alla crisi alimentare mondiale, ha spiegato, la Russia è pronta a trattare con la mediazione dell’Onu. Ma dall’Occidente, Mosca vuole in cambio l’allentamento delle sanzioni. Una richiesta sponsorizzata dalla Turchia, membro della Nato che sin dall’inizio ha deciso di non applicare misure punitive per "mantenere una posizione equilibrata" e salvaguardare i rapporti politici e commerciali con la Russia. "Se dobbiamo aprire il mercato internazionale ucraino, pensiamo che levare gli ostacoli alle esportazioni russe sia legittimo", ha spiegato il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu. Immediata è giunta però la replica di Kiev. "La vera causa di questa crisi – ha ribadito il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba – è l’aggressione russa, non le sanzioni". Dalla missione ad Ankara è venuta fuori un’ulteriore limatura del piano, in discussione da giorni. La "preparazione tecnica" per creare corridoi sicuri attraverso il mar Nero "sarà completata il prima possibile", ha assicurato Cavusoglu. Oltre allo sminamento, che dopo il via libera politico e militare richiederà comunque diverse settimane, il nodo principale resta quello delle garanzie di sicurezza pretese da Kiev. Ankara ha ribadito il suo impegno a tutelare in prima persona le rotte commerciali, ma l’Ucraina pretende anche l’ombrello dell’Onu e soprattutto il coinvolgimento di un dispositivo navale di alleati, a partire dalla Gran Bretagna. Un punto d’incontro deve ancora essere trovato, come ha spiegato l’ambasciatore di Kiev ad Ankara, Vasyl Bodnar, secondo cui tra Ankara e Mosca non è stato raggiunto alcun accordo concreto.

Con il ministro turco abbiamo parlato "dei problemi di trasporto del grano ucraino, che i colleghi occidentali cercano di presentare come una catastrofe: in realtà solo meno dell’1% della produzione mondiale di grano e di altri cereali è bloccato", ha commentato ancora Lavrov che, di fronte a un giornalista ucraino che gli ha provocatoriamente chiesto "cosa altro ha rubato Mosca oltre al grano", si è limitato a negare ogni responsabilità sul blocco dei porti. Il dialogo tra sordi continua anche sul possibile incontro tra Putin e Zelensky. La palla è nel campo di Kiev, ha ribadito Lavrov.

Marco Principini

© Riproduzione riservata

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