Ribaltone in Cassazione. Divorzio, cambia l’assegno: "Conta anche la convivenza prima del matrimonio"

La Suprema corte dà ragione a una donna che per il figlio rinunciò al lavoro. I giudici: "Il mantenimento deve tenere conto di ogni progetto di vita".

La convivenza smette di essere una terra di nessuno prima delle nozze, quel stiamo insieme senza impegno e senza conseguenze che in caso di rottura lasciava uno dei due anche senza paracadute. Del matrimonio diventa invece il preambolo sostanziale "avente i connotati di stabilità e continuità, in ragione di un progetto di vita comune". E avrà un peso nell’assegno in caso di divorzio. La sentenza 35385 della Corte di Cassazione depositata lunedì fa compiere un gigantesco balzo in avanti al diritto di famiglia: "È rivoluzionaria sul piano giuridico, giudiziario, culturale e sociale – spiega Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione degli avvocati matrimonialisti italiani –. Per la prima volta le viene attribuita un’importanza decisiva ai fini del calcolo dell’assegno di mantenimento per il coniuge economicamente più debole". È la storia di tante coppie. Si sta insieme tanti anni prima di dire "sì", si condividono le scelte, spesso lui o lei sono costretti a rinunciare a prospettive personali e lavorative. E fino a oggi era come se tutto ciò non contasse niente, almeno per un giudice. "La Cassazione ha alzato l’asticella – conferma Gassani – conferendo alla convivenza prematrimoniale un valore importante sulla base di tutto ciò che è accaduto e deciso dai coniugi prima di sposarsi".

Tutto nasce dal caso di una donna che si era posta il problema e aveva chiesto l’inclusione degli anni passati insieme al futuro marito – dal 1996 al 2003 – nell’assegno di divorzio. In quel periodo era nato un bambino. E lei aveva rinunciato alla carriera. La Corte di Appello di Bologna disse non se ne parla. La signora, stabilì, aveva smesso di lavorare "per l’agiatezza che proveniva dalla sua famiglia d’origine, non per essersi dedicata interamente alla cura del marito e del figlio". Dagli atti non risultava che "avesse sacrificato aspirazioni personali e si fosse dedicata soltanto alla famiglia rinunciando ad affermarsi nel lavoro". E veniva ribadito che gli obblighi giuridici nascono dal matrimonio", in questo caso dal 2003 al 2010.

La sentenza è stata ribaltata dalla Suprema Corte. "L’assegno di divorzio ha una funzione assistenziale – hanno stabilito i giudici – ma parimenti anche compensativa e perequativa. E presuppone l’accertamento di uno squilibrio effettivo e di non modesta entità delle condizioni economiche patrimoniali delle parti, riconducibile in via esclusiva o prevalente alle scelte comuni di conduzione della vita familiare, alla definizione dei ruoli dei componenti della coppia coniugata, al sacrificio delle aspettative lavorative e professionali di uno dei coniugi".