Piazza Cavour a Rimini: molte persone si godono il relax sedute ai tavoli dei locali
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Per ora le riaperture non pesano sui contagi, il trend resta positivo. Si vede l’effetto delle vaccinazioni, che hanno abbattuto la mortalità degli ultraottantenni e iniziano a far sentire i loro effetti su contagi e soprattutto sulle ospedalizzazioni. "In queste due settimane – osserva Giuseppe Arbia, docente di Statistica economica all’università Cattolica di Roma – è continuata la discesa dei contagi come se le riaperture non ci fossero state e l’ipotesi più plausibile è che ci sia stato un controbilanciamento delle riaperture causato dall’aumento delle vaccinazioni. Se si spingerà...

Per ora le riaperture non pesano sui contagi, il trend resta positivo. Si vede l’effetto delle vaccinazioni, che hanno abbattuto la mortalità degli ultraottantenni e iniziano a far sentire i loro effetti su contagi e soprattutto sulle ospedalizzazioni. "In queste due settimane – osserva Giuseppe Arbia, docente di Statistica economica all’università Cattolica di Roma – è continuata la discesa dei contagi come se le riaperture non ci fossero state e l’ipotesi più plausibile è che ci sia stato un controbilanciamento delle riaperture causato dall’aumento delle vaccinazioni. Se si spingerà ulteriormente sull’acceleratore delle vaccinazioni, specie se manteniamo questo livello di allerta, vedremo scendere molto rapidamente i parametri. Se si riapre moderatamente, e si vaccina molto, probabilmente la curva calerà lentamente. Se invece allentassimo troppo la stretta non è detto che la curva dei contagi cali". "Quel rischio calcolato di cui parlava Draghi – prosegue Arbia – è stato, alla luce di quello che abbiamo visto in queste due settimane, calcolato bene. Ora serve mantenere la giusta misura, decisivi i prossimi 15 giorni".

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Più cauto lo statistico Giovanni Sebastiani del Cnr: "Che l’aumento delle vaccinazioni abbia compensato le riaperture di due settimane fa è plausibile. Ha avuto un effetto sulla mortalità e ora iniziamo a vedere anche un effetto sulla positività. Alla luce di quanto accaduto nello stesso periodo dello scorso anno, mi aspetto che ci sia anche un abbassamento della trasmissibilità per via del fatto che stiamo meno tempo in luoghi chiusi dove il contagio avviene anche tramite aerosol. Ma ci sono anche elementi contraddittori come la frenata della discesa dei decessi a livello nazionale, e il fatto che la settimana scorsa in diverse regioni siano risaliti gli ingressi nelle terapie intensive, anche in regioni importanti. Siamo in una fase di transizione, serve la strategia dei piccoli passi, tenendo d’occhio l’andamento dell’epidemia".

"Per fare un salto di qualità – prosegue – bisognerebbe vaccinare chi veicola il virus. Bisognerebbe mettere completamente in sicurezza tutti gli over 70, oggi ne mancano circa 8 milioni, e poi passare agli under 50. Se si fa così, si abbasserà l’incidenza sotto al livello del tracciamento dei contatti dei positivi e gli effetti delle riaperture saranno controllabili". Ancora più prudente Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe: "È ancora troppo presto. Ci vorrà un’altra settimana per sapere gli effetti delle riaperture del 26 aprile. Quel che si può dire oggi è che una quota della riduzione dell’ospedalizzazione è legata alla copertura degli ultraottantenni, ma non andrei oltre. Le prossime due-tre settimane saranno decisive per assicurare una sempre maggiore copertura vaccinale e consentire altre riaperture".

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