Riaperture, un bar aperto a Sarajevo (Ansa)
Riaperture, un bar aperto a Sarajevo (Ansa)

Roma, 14 maggio 2020 - Tutti parlano della Fase 2 dell'emergenza Coronavirus e si interrogano sulle varie riaperture - negozi, estetisti e parrucchieri, bar e ristoranti, palestre e piscine - dell'ormai prossimo 18 maggio, per non parlare delle spiagge o degli spostamenti. Ma in concreto, come reagiranno gli italiani usciti dalla lunga quarantena? Festeggeranno la fine del lockdown scatenandosi a fare tutto quello che finora era proibito o si tratterranno, timorosi di una seconda ondata della pandemia?
A rispondere sono due sondaggi, che tratteggiano propensioni diverse, a testimonianza che la questione è particolarmente sfaccettata. Vediamo in dettaglio.

Solo 1 su 2 frequenterà i negozi come prima

Quando torneranno a essere aperte le attività commerciali, poco più della metà degli italiani (53,6%) tornerà come prima nei negozi e meno di due su quattro (42,5%) nei centri commerciali. Emerge da un sondaggio condotto da IZI in collaborazione con Comin & Partners.
Ebbene, oltre la metà degli italiani (55%) non frequenterà più come prima i ristoranti e quasi la metà (48%) degli intervistati non tornerà nei bar con la stessa frequenza, rispetto alle abitudini pre Covid-19. Secondo il sondaggio però da lunedì prossimo più di un italiano su quattro (35,2) tornerà a frequentare i ristoranti "come prima" e quasi due italiani su cinque i bar (42,4%). Solo un'esigua minoranza sceglierà di non usufruire più dei servizi di bar e ristorazione (rispettivamente il 7,4% e il 7,6%), frutto di un timore alimentato anche dai dubbi sulla sicurezza e la paura del contatto con altre persone.

Coraggiosi e prudenti? Questione di età

In particolare, i più coraggiosi sono gli over 55, pronti a riprendere sin da subito alle vecchie abitudini. Circa il 60% si dichiara pronto a tornare a fare shopping e il 45% a fare colazione al bar. A questa fascia d'età sono mancati molto anche i centri commerciali, tanto che il 44% ha voglia di tornare a frequentarli come prima dell'emergenza. 

Poco incline al ritorno a una pseudo normalità è invece la fascia di età compresa tra i 35 e i 54 anni. Circa il 58% degli over 35 dichiara che andrà meno di prima nei ristoranti e solo due su quattro (43,5%) è pronta a tornare a fare colazione al bar come prima dell'emergenza. Più della metà (53,3%) si recherà invece a fare acquisti nei negozi. 

Ancora meno temerari, a sorpresa, i giovani (18-34 anni). In questo caso, più della metà (55,5%) frequenterà meno i ristoranti e lo stesso vale per i bar, per il 52%. In generale, i giovani sono tra coloro che manifestano un atteggiamento più deciso nel voler limitare alcune attività rispetto al periodo precedente al Coronavirus. Il 10%, ad esempio, non tornerà a frequentare più i bar, circa il 9% i ristoranti e l'8% i centri commerciali. 

L'80% non vede l'ora di tornare al bar e nei ristoranti

Una ricerca condotta da Tradelab per Host (la fiera di riferimento del settore Ho.Re.Ca) tratteggia un altro scenario: gli italiani non vedono l'ora di poter tornare alle abitudini di un caffè al bar, di una cena al ristorante, anche adottando le cautele che gli saranno richieste e in totale sicurezza. Dal 18 maggio, insomma, vogliono riconquistare un altro pezzo della loro libertà fuori dalle mura domestiche. 
Dunque i clienti ci saranno, stando a questa secondo sondaggio. In particolare 8 Italiani su 10 affermano che torneranno subito a frequentare bar e ristoranti anche se sarà un Away From Home più intimo, fatto di consumi individuali o di gruppi ristretti, dove si sceglieranno locali conosciuti o già frequentati in passato. 

I locali preferiti: le caratteristiche

A essere premiati saranno i locali in grado di garantire la presenza di pochi avventori in contemporanea (75%), una perfetta pulizia (59%), il rispetto delle norme (53%) e la distanza tra i tavoli (50%). Premesse che comunque riaccendono le speranze di diverse filiere dell'ospitalità professionale che a causa del lockdown hanno perso un quarto del giro d'affari annuo dell'intero settore dei consumi fuori casa, un mercato che nel 2019 ha superato quota 86 miliardi di euro, frequentato da circa 40 milioni di Italiani.

Un comparto intero che adesso dovrà anche fare i conti con quella che i sociologi hanno già battezzato come 'l'epoca della distanza' nella quale occorreranno sostenibilità e competenza, nella quale sarà la città a dover essere ripensata nel suo complesso, locali e spazi pubblici compresi, perché la fase 3 prevederà comunque, anche a pandemia finita, una tendenza al decongestionamento, con la tecnologia impegnata ad aiutarci a evitare contatti non necessari. 

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