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8 ago 2021

Rialzarsi e correre. È l’Italia che vince: "Adesso portiamo i giovani in pista"

L’appello di Jacobs vale per lo sport e per la vita. E il karateka Busà ha sconfitto obesità e bullismo mettendosi in gioco

8 ago 2021
davide rondoni
Cronaca
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Filippo Tortu, 23 anni, in lacrime
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Filippo Tortu, 23 anni, in lacrime

Sentir ripetere in questi giorni di Olimpiadi che l’Italia è il Paese più veloce del mondo può suscitare più di qualche sorriso amaro, pensando alle file, agli ingorghi burocratici, alle code autostradali, alle lentezze tribunalizie, alle procedure estenuanti. Ma proprio per illuminare questo paradosso, è da sottolineare quel che alcuni dei nostri campioni stanno dicendo: mettete i giovani in pista. Dice così, il campione dei 100 e della staffetta 4x100 Marcell Jacobs, invitando le famiglie italiane a portare i figli sulle piste di atletica. Lì si impara a prefiggersi un obiettivo, a sognare, a tener duro, a riprendere dopo batoste e fallimenti. La cerimonia di chiusura dei Giochi E anche il campione di karate, Luigi Busà, raccontando la sua uscita da uno stato penoso di obesità attraverso lo sport, indica una strada. Lo sport come ambiente dove si impara a mettersi in gioco, ad assumersi la responsabilità di provarci, di perseguire un ideale: insomma, il contrario di quella irresponsabilità e di quel pararsi sempre le spalle che origina, appunto, la farraginosità, la lentezza burocratica, la stasi da palude del nostro Paese. Vale per la vita di una società come per la vita di una persona: l’atletismo dello spirito e del corpo uniti possono aiutare a creare una personalità attiva e propositiva. L’autocommiserazione, il vittimismo, l’assenza di sfide generano invece gente perplessa, inane, seduta. Non si tratta di recuperare vecchi slogan dei totalitarismi di ogni segno che esaltavano – in Italia come in Russia – i campioni dello sport come esempi di umanità luminosa e vittoriosa, a immagine del regime. La tentazione di pensare che questi campioni siano l’immagine dell’Italia di oggi si infrange subito guardandosi intorno e vedendo diffondersi ovunque una mentalità da sussidio, da parassitismo statalista, da burocrazia e controllo soffocante. Ma proprio per questo l’invito dei nostri campioni ...

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