di Alessandro Farruggia Mitterrand, adieu. I terroristi rossi italiani che si nascondevano da anni in Francia erano una sorta di ’ombre rosse’ e non a caso – parafrasando il western di John Ford – chi li ha catturati ha chiamato così l’operazione che ha portato al loro arresto, sancendo per volere del presidente Macron un’interpretazione restrittiva di quella che fu la dottrina Mitterrand. Cinque dei fermati sono ex membri delle Brigate Rosse, uno è un ex dei Nuclei Armati di Contropotere Territoriale e il settimo è uno storico leader di Lotta Continua. Altri tre ex terroristi sono riusciti a fuggire. I latitanti sono Luigi Bergamin, 72 anni, tra gli ideologi dei Pac, il gruppo armato di Cesare Battisti, condannato per due omicidi tra cui quello del macellaio Lino Sabbadin; Maurizio Di Marzio che partecipò al tentativo di sequestro del poliziotto Nicola Simone...

di Alessandro

Farruggia

Mitterrand, adieu. I terroristi rossi italiani che si nascondevano da anni in Francia erano una sorta di ’ombre rosse’ e non a caso – parafrasando il western di John Ford – chi li ha catturati ha chiamato così l’operazione che ha portato al loro arresto, sancendo per volere del presidente Macron un’interpretazione restrittiva di quella che fu la dottrina Mitterrand. Cinque dei fermati sono ex membri delle Brigate Rosse, uno è un ex dei Nuclei Armati di Contropotere Territoriale e il settimo è uno storico leader di Lotta Continua. Altri tre ex terroristi sono riusciti a fuggire. I latitanti sono Luigi Bergamin, 72 anni, tra gli ideologi dei Pac, il gruppo armato di Cesare Battisti, condannato per due omicidi tra cui quello del macellaio Lino Sabbadin; Maurizio Di Marzio che partecipò al tentativo di sequestro del poliziotto Nicola Simone e Raffaele Ventura, 69 anni, che è stato invece condannato per l’omicidio del vice brigadiere Antonino Custra.

Il nome più importante finito ieri nella rete dell’antiterrorismo è quello di Giorgio Pietrostefani, 78 anni, tra i fondatori ed ex capo del servizio d’ordine di Lotta Continua, condannato come mandante dell’omicidio del commissario Calabresi, per il quale deve scontare ancora 14 anni, 2 mesi e 11 giorni. Poi ci sono i sei brigatisti. Il soggetto dal profilo criminale più rilevante è quello di Marina Petrella, romana, 66 anni, condannata all’ergastolo per l’omicidio del generale Galvaligi, il sequestro del giu

dice Giovanni D’Urso, l’attentato al vice questore Nicola Simone, il sequestro dell’assessore campano Ciro Cirillo, nel quale furono uccisi due agenti di scorta.

Lunghissimo il curriculum brigatista anche di Roberta Cappelli, romana, 65 anni, condannata all’ergastolo per gli omicidi del generale Galvaligi, dell’agente di polizia Michele Granato, del vice questore Sebastiano Vinci e per i ferimenti di Domenico Gallucci e di Nicola Simone. Anche il suo compagno di lotta Sergio Tornaghi, milanese, classe 1958, è stato condannato all’ergastolo: tra la lunga serie di reati che gli sono contestati c’è l’omicidio di Renato Briano, direttore generale della Ercole Marelli.

C’è poi Giovanni Alimonti, 65enne, romano, che deve ancora scontare 11 anni e mezzo di carcere e 4 anni di libertà vigilata: tra i delitti per cui è condannato figura il tentato omicidio del vice dirigente della Digos di Roma Nicola Simone. Brigatista era Enzo Calvitti, molisano di Mafalda, classe 1955, che deve scontare 18 anni e 7 mesi di carcere. L’ultimo arrestato è Narciso Manenti, 63 anni da Telgate, in provincia di Bergamo, un ex dei NACT condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’appuntato dei carabinieri Giuseppe Guerrieri. Oggi a palazzo di Giustizia di Parigi, davanti alla procuratrice Clarisse Taron, ci sarà la prima udienza per i sette in stato di arresto, ma i tempi dell’estradizione non saranno rapidi. "L’eventuale estradizione sarà possibile non prima di 2 o 3 anni", ha avvertito l’Eliseo.

L’operazione è stata preparata da tempo dall’Italia che in un primo momento ha chiesto l’estradizione di 200 persone, ma dopo una lungo lavoro bilaterale ha selezionato i dieci reati più gravi, tutti reati di sangue. ll 9 aprile scorso la ministra della Giustizia italiana, Marta Cartabia, ha incontrato Eric Dupond Moretti, suo omologo francese, e ha chiesto ufficialmente la consegna dei terroristi. All’incontro tra Dupond Moretti e Cartabia è seguito un contatto telefonico tra il premier italiano Mario Draghi e il presidente francese Emmanuel Macron, nel quale Draghi ha confermato l’importanza della questione per il governo italiano. E Macron ha dato il via libera.

"Il governo esprime soddisfazione per la decisione della Francia di avviare le procedure giudiziarie, richieste da parte italiana, nei confronti dei responsabili di gravissimi crimini di terrorismo, che hanno lasciato una ferita ancora aperta" ha detto ieri il presidente del Consiglio. "La memoria di quegli atti barbarici – ha aggiunto Draghi – è viva nella coscienza degli italiani". Un fattore determinante per effettuare proprio ora gli arresti è il fatto che in tre dei dieci casi selezionati stava per scattare la prescrizione. il 10 maggio per il brigatista Maurizio Di Marzio, che è riuscito a fuggire, e nel 2022 e nel 2023 per due degli arrestati: Enzo Calvitti e Giovani Alimonti. Da qui l’urgenza.