di Valentina Reggiani CAMPOSANTO (Modena) Era andata a lavorare, come ogni mattina, con la passione nel cuore. Ma la sua vita è stata spezzata in modo terribile, senza darle nemmeno il tempo di gridare o chiedere aiuto. In pochi secondi, infatti, si è ritrovata incastrata e poi schiacciata da un macchinario industriale che era impegnata a controllare. È morta così Laila El Harim, originaria del Marocco, 40 anni, e una bambina di quattro che, insieme al compagno, l’attendevano a casa. Un’altra donna vittima di un gravissimo infortunio sul lavoro, sul quale ora è stata avviata un’inchiesta per far luce su eventuali responsabilità. La tragedia si è verificata intorno alle 8 di ieri mattina all’interno di un’azienda produttrice di materiale per l’imballaggio, specializzata nella scatole per dolci, la ‘Bombonette’ di via Panaria Est, a...

di Valentina Reggiani

CAMPOSANTO (Modena)

Era andata a lavorare, come ogni mattina, con la passione nel cuore. Ma la sua vita è stata spezzata in modo terribile, senza darle nemmeno il tempo di gridare o chiedere aiuto. In pochi secondi, infatti, si è ritrovata incastrata e poi schiacciata da un macchinario industriale che era impegnata a controllare.

È morta così Laila El Harim, originaria del Marocco, 40 anni, e una bambina di quattro che, insieme al compagno, l’attendevano a casa. Un’altra donna vittima di un gravissimo infortunio sul lavoro, sul quale ora è stata avviata un’inchiesta per far luce su eventuali responsabilità. La tragedia si è verificata intorno alle 8 di ieri mattina all’interno di un’azienda produttrice di materiale per l’imballaggio, specializzata nella scatole per dolci, la ‘Bombonette’ di via Panaria Est, a Camposanto, nella bassa modenese.

Sono stati i colleghi della donna a dare l’allarme – anche se pare che la 40enne fosse sola al momento dell’infortunio – ma quando i vigili del fuoco e i sanitari del 118 sono arrivati sul posto per lei, purtroppo, non c’era più nulla da fare.

I pompieri hanno liberato la salma della lavoratrice, rimasta incastrata nel macchinario con il capo e le spalle, ma il suo cuore aveva già smesso di battere.

C’è chi dice che abbia gridato e chi, invece, che non abbia avuto il tempo perché tutto sarebbe avvenuto in pochissimi secondi. Sul posto, oltre ai militari di Carpi è intervenuta la medicina del lavoro ed ora sarà fondamentale capire cosa possa essere accaduto; come mai la macchina si sia azionata nonostante la presenza della donna intenta, pare, a fare manutenzione.

Parliamo di un’operaia esperta che, fino a due mesi fa, lavorava nel reparto fustellatura di un’altra azienda del Modenese, insieme al compagno. Alle spalle aveva 15 anni di esperienza e da oltre venti era in Italia. Quelle macchine, insomma, le conosceva bene ed era stata assunta dai titolari dell’azienda della bassa proprio per risolvere eventuali problemi relativi al funzionamento delle stesse.

Un ruolo importante di cui Laila andava fiera. Eppure in quel capannone dello scatolificio qualcosa non ha funzionato. La procura di Modena ha aperto un fascicolo – l’ipotesi di reato è quello di omicidio colposo – per far luce su quanto accaduto ed è stato disposto il sequestro della fustellatrice. Tra gli accertamenti svolti dal personale dell’ufficio prevenzione e sicurezza dell’Ausl, quelli legati alla presenza o meno di barriere protettive. Ieri mattina sul posto a tal scopo un ingegnere ha effettuato un sopralluogo. La fustellatrice è una macchina utilizzata per il taglio delle singole confezioni di cartone: in sostanza solleva la carta, la chiude e la taglia. Un’enorme pressa dotata, però, di blocchi di sicurezza che, a quanto pare, non si sono azionati dilaniando la 40enne in pochi secondi. Laila come Luana D’Orazio, la giovanissima mamma di Prato morta a 22 anni dopo essere rimasta incastrata negli ingranaggi di un orditoio.

L’Ispettorato nazionale del lavoro ora ha a sua volta avviato un’attività ispettiva che consenta di determinare le cause e le responsabilità dell’accaduto, mentre i titolari dell’azienda, al momento, hanno preferito non rilasciare dichiarazioni sul tragico infortunio. Ad alzare la voce sono però i sindacati. La Cgil Modena chiede che venga fatta piena luce sulla vicenda e sulle eventuali responsabilita. "Non è accettabile – sottolinea il sindacato, esprimendo profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia della lavoratrice – che si possa perdere la vita per lavorare, non è pensabile che tutto questo accada, ancora oggi, quando gli infortuni sul lavoro possono e devono essere evitati".

"Una notizia davvero agghiacciante che ci lascia tutti sgomenti la morte orribile sul lavoro di una donna di appena 41 anni. Dove sono i controlli delle istituzioni e la prevenzione delle aziende? – scrive invece su twitter il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra –. È una vergogna. La sicurezza sul lavoro rimane una grande emergenza nazionale". Aggiunge la Cisl modenese: "Non possiamo che sottolineare con preoccupazione il coinvolgimento sempre più frequente negli infortuni di lavoratrici alle prese con macchinari industriali che hanno ingranaggi in movimento".