25 mar 2022

"Resistere e combattere" La lezione deI prete partigiano

massimo selleri
Cronaca

di Massimo Selleri

Ordinato sacerdote nel 1946, don Giulio Malaguti è stato un partigiano e ha fatto parte del Comitato di Liberazione Nazionale. Nato il 3 agosto 1922, il 20 aprile 1945 è stato tra quei ragazzi che, scendendo dalle montagne, ha accolto i soldati statunitensi e sudafricani a Bazzano, un paese alle porte di Bologna. "Quando si è invasi e si vive sotto il regime di un oppressore – spiega – resistere non è solo importante, ma è soprattutto indispensabile. Non ci può essere nessuna ragione valida per cui una nazione entri in un altro Stato e neghi a suoi abitanti di far parte di una realtà democratica".

Come vive quello che sta accadendo in Ucraina?

"Con grande preoccupazione. L’invasione russa ci porta a una sola conclusione: a quasi 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, il sistema internazionale non è ancora in grado di riconoscere quelle nazioni che sono guidate da una dittatura e di impedire che mettano in campo tutta la loro arroganza. Quella convivenza pacifica che organizzazioni, patti e associazioni dovevano garantire, di fatto non si è realizzata".

Come si ferma un oppressore?

"Combattendolo e resistendo, purtroppo non ci sono alternative. Noi non avemmo scelta, così come non ne ha il popolo ucraino. Per poter progettare il proprio futuro bisogna essere liberi e non lo si può essere sotto il dominio di una nazione straniera".

Le armi sono indispensabili?

"Sarebbe bello poter dire che si può resistere anche se si è disarmati, ma non è così. Le armi sono il male minore da usare contro il male maggiore che è rappresentato dalla dittatura e dal dittatore che la giuda".

Quanto è importante il sostegno delle altre nazioni nel resistere?

"Per noi fu fondamentale. Quando vedemmo i soldati stranieri arrivare, capimmo che era giunto il momento di deporre le armi e capimmo che era arrivato il momento di progettare la nostra vita. Prima vivevamo alla giornata e il nostro unico obiettivo era resistere per difendere i più deboli".

Come si raggiunge la pace?

"Stroncando tutte le dittature. Bisogna combatterle nelle loro espressioni di arroganza e contrastarle nei loro interessi quando si nascondono. Non ti puoi fidare di chi non è democratico: fino a quando non gli conviene attaccarti ti dirà che non ti attaccherà mai, ma il giorno dovesse avere una qualche convenienza ti invaderà senza scrupoli. Le dittature hanno come unico interesse il potere e per questo motivo il loro desiderio è quello di espandersi continuamente".

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