di Elena G. Polidori Divisi su tutto. Sulle riforme, sul Mes, sul ‘nuovo’ fisco. A poche ore da una lettera di un gruppo di dissidenti grillini ai vertici stellati (16 senatori e oltre 40 deputati) con cui è stato chiesto lo stop al Mes su tutti i fronti (anche sulla sua utilizzazione) e che ha fatto tremare anche i rapporti tra Roma e Bruxelles (quattro europarlamentari M5s hanno lasciato il gruppo), le acque dentro la maggioranza continuano ad essere molto agitate. A nulla valgono le rassicurazioni di Conte anche sul possibile rimpasto ("I...

di Elena G. Polidori

Divisi su tutto. Sulle riforme, sul Mes, sul ‘nuovo’ fisco. A poche ore da una lettera di un gruppo di dissidenti grillini ai vertici stellati (16 senatori e oltre 40 deputati) con cui è stato chiesto lo stop al Mes su tutti i fronti (anche sulla sua utilizzazione) e che ha fatto tremare anche i rapporti tra Roma e Bruxelles (quattro europarlamentari M5s hanno lasciato il gruppo), le acque dentro la maggioranza continuano ad essere molto agitate. A nulla valgono le rassicurazioni di Conte anche sul possibile rimpasto ("I miei ministri sono i migliori"), la situazione è ben rappresentata dall’istantanea scattata da Italia Viva. "Non c’è accordo su nulla – scrivono i renziani – rischiamo di non arrivare ad alcun risultato, tutto è rimesso al confronto tra i leader".

Un dato oggettivo da cui non emerge, tuttavia, il tentativo di mediazione a cui soprattutto i ‘governisti’ grillini stanno lavorando, per cercare di ricompattare il fronte interno ed evitare scosse al governo: sforzi i cui risultati, almeno fino a ieri sera, lasciavano parecchio a desiderare. Lo scontro interno al Movimento è al calor bianco e la fronda non intende arretrare, continuando a puntare i piedi ("Così si viene meno ai principi fondanti del Movimento", il refrain) e ricordando la battaglia sullo scudo penale ai manager dell’ex Ilva: "Il governo fu costretto a fare un passo indietro grazie a noi", spiega un parlamentare M5s. Ma c’è anche chi vorrebbe rientrare: "Complimenti alla minoranza che scrive lettere e che vuole Draghi a Palazzo Chigi", l’accusa che sarebbe stata rivolta dall’ex sottosegretario Gianluca Vacca ai ‘dissidenti’.

Insomma, un caos, dove è rimasta lettera morta anche la richiesta dello stato maggiore grillino di ritirare le firme dal documento della discordia. "Nessuno vuole Draghi premier – la replica dei ’dissidenti’ –, ma non vogliamo neanche che si facciano le stesse cose che si farebbero con Draghi a Palazzo Chigi".

Il Pd ha fatto capire che, senza l’ok alla riforma, non c’è più una maggioranza. Il pericolo è a palazzo Madama, dove alcuni senatori M5s non hanno firmato la lettera ma non negano il dissenso. Oggi, in ogni caso, l’assemblea congiunta del Movimento non sarà tranquilla. Anche perché, sempre mercoledì prossimo, una ventina di deputati non si presenteranno al momento del voto finale sul dl immigrazione. Un segnale preciso, mentre a Bruxelles, ieri, 4 europarlamentari (Corrao, Evi, D’Amato e Pedicini), sono passati nel gruppo dei Verdi. Alessandro Di Battista si è dissociato: "È un errore". I frondisti minacciano di andare fino in fondo, di bloccare la riforma del Mes. Conte cerca di tranquillizzare, ma le voci di un possibile rimpasto preoccupano Mattarella, concentrato sulla tenuta del Paese.