Teresa Bellanova (62 anni) e Matteo Renzi (46) ieri mattina in aula al Senato
Teresa Bellanova (62 anni) e Matteo Renzi (46) ieri mattina in aula al Senato
di Ettore Maria Colombo Matteo Renzi – consapevole che Conte ieri lo avrebbe sfidato a singolar tenzone e che "il tempo è tutto" – ha pensato bene di aprirle lui, le ostilità. Prende la parola, nell’aula del Senato, per lamentare l’insopportabile e schiacciamento delle prerogative della Camera Alta con toni che ricordano quelli degli aventiani contro Mussolini: "Dal rispetto delle forme democratiche, del bicameralismo, deriva una credibilità delle istituzioni che rischia di essere messa a dura prova. Non smetteremo di chiedere che ci sia il rispetto in tutte le forme istituzionali, dai Servizi segreti alle regole...

di Ettore Maria Colombo

Matteo Renzi – consapevole che Conte ieri lo avrebbe sfidato a singolar tenzone e che "il tempo è tutto" – ha pensato bene di aprirle lui, le ostilità. Prende la parola, nell’aula del Senato, per lamentare l’insopportabile e schiacciamento delle prerogative della Camera Alta con toni che ricordano quelli degli aventiani contro Mussolini: "Dal rispetto delle forme democratiche, del bicameralismo, deriva una credibilità delle istituzioni che rischia di essere messa a dura prova. Non smetteremo di chiedere che ci sia il rispetto in tutte le forme istituzionali, dai Servizi segreti alle regole per approvare la legge di bilancio. O il Senato rischierà di essere distrutto" è la voce del leader di Iv.

La Legge di Bilancio viene approvata con 154 voti favorevoli (pochini, il quorum sarebbe a 161) e 124 contrari (pochi anche quelli) ma Renzi parla come dall’opposizione. Un altro urticante siluro a Conte arriva dal suo fedelissimo, Michele Anzaldi e batte sempre sul tema della delega sui servizi: "D’Alema la affidò al vicepresidente del Consiglio Mattarella, Monti a De Gennaro, Berlusconi a Letta, Renzi a Minniti: hanno sbagliato tutti i premier o sbaglia Conte che non delega nessuno? Ha qualcosa da nascondere?". Un tweet che assomiglia a un pizzino.

L’avviso ai naviganti di Renzi, però, passa poco compreso: "Se il governo gialloverde approva la legge elettorale in 48 ore, si va alla Corte costituzionale, come ha fatto il Pd. Se lo fa il governo giallorosso si sta zitti?!". Il passaggio sembra oscuro, ma non lo è: Conte dice di voler accelerare sulla legge elettorale nuova (il proporzionale alla tedesca) e fa capire (Goffredo Bettini glielo avrebbe suggerito) di essere pronto alla sfida delle urne anticipate, ma a maggio. Con uno schema a tre punte (lista Conte più M5s più Pd-Leu) che vorrebbe giocarsela contro il centrodestra, ’cancellando’ nel frattempo Iv grazie allo sbarramento al 5%. Renzi vuole tenersi stretto il Rosatellum (dove lo sbarramento è al 3%), e anche impedire governicchi senza Iv ma coi Responsabili.

Al netto della doppia sfida a colpi di citazioni di Aldo Moro, il punto è a chi spetterà l’onore della prova: Conte e l’asse Pd-M5s-Leu hanno la maggioranza anche senza Iv o no?

Il premier vuole sfidare Renzi in Parlamento con quella che si chiama ‘parlamentarizzazione della la crisi’, ma è un rischio: per i governi Prodi I e II l’idea si rivelò infausta. Renzi, però, che ci vive, nel Senato, sa che sono partite le manovre per rendere Iv ininfluente: sui suoi 18 senatori – dice – "metto la mano sul fuoco", ma Conte lavora per rosicchiarne alcuni e aggregarlo al gruppo di Responsabili 4.0 in via di nascita. Si chiama ‘Italia 2023’, conterebbe già dieci senatori, raccattati tra ex transfughi M5s e neo adepti diccì di Tabacci più una piccola pattuglia di ex azzurri. Basteranno, per salvare il governo? Si vedrà all’Epifania.

Intanto, la giornata finisce con la delegazione renziana vede Gualtieri e all’uscita emette una nota che suona come una campana a morto sul Recovery Plan: "Sui contenuti non ci siamo, ci separa un abisso". Il requiem appare definitivo.