di Ettore Maria Colombo "Meno due! Dopo Di Filippo, ecco che torna da noi anche la Rostan!" (Michela, vicepresidente della commissione Affari sociali della Camera, ndr), fanno la ola nel Pd anti-renziano. I renziani – al netto di Renzi, che invece al Pd continua a mandare ambasciatori e offerte per un "governo insieme, che non parta da Conte, ma sulla base della ex maggioranza e con un premier che, stavolta, potrebbe essere il vostro…" – se la ridono, di rimando, pur se masticano un po’ amaro. In effetti, due deputati in meno in due giorni bruciano (il gruppo, da 30, ora scende a 28, e altri due forse in uscita). "Sbagliano i conti – ribatte un pasdaran del renzismo – i due che hanno abbandonato Iv stanno alla Camera…". Inoltre,...

di Ettore Maria Colombo

"Meno due! Dopo Di Filippo, ecco che torna da noi anche la Rostan!" (Michela, vicepresidente della commissione Affari sociali della Camera, ndr), fanno la ola nel Pd anti-renziano.

I renziani – al netto di Renzi, che invece al Pd continua a mandare ambasciatori e offerte per un "governo insieme, che non parta da Conte, ma sulla base della ex maggioranza e con un premier che, stavolta, potrebbe essere il vostro…" – se la ridono, di rimando, pur se masticano un po’ amaro. In effetti, due deputati in meno in due giorni bruciano (il gruppo, da 30, ora scende a 28, e altri due forse in uscita). "Sbagliano i conti – ribatte un pasdaran del renzismo – i due che hanno abbandonato Iv stanno alla Camera…".

Inoltre, per reazione, i renziani ora fanno serpeggiare altro panico, sussurrando: "Ma siete sicuri che Conte goda della maggioranza assoluta (315 voti su 629, manca un seggio, ndr) anche alla Camera?". La risposta negativa al quesito avrebbe, in effetti, del clamoroso, ma lo si saprà solo oggi.

Renzi, invece, ripete a Mezz’ora in più, da Lucia Annunziata (Rai 3) e alla sera all’Arena di Giletti (La 7) i suoi totem. Uno: "Conte non avrà la maggioranza al Senato e nessuno asfalterà nessuno" ("di certo non lui noi…" è il sotto-testo). Due: "Si può fare un nuovo governo, diverso da questo. Veti su Conte? Non metto veti sui nomi, il nome si vedrà", ma è chiaro che pensa a un esecutivo a guida Pd (o M5s), se non direttamente a un governissimo di unità nazionale.

Prima, però, bisogna che Conte non ottenga la fiducia. E qui renziani e dem diventano provetti costituzionalisti e almanaccano: per i primi, sotto quota 161 al Senato e 315 alla Camera nascerebbe un governo di minoranza precario e instabile, per i secondi "basta che i sì prendano un voto in più dei no" affinché il governo sia legittimo e possa restare in carica. Chi ha ragione lo deciderà ovviamente il Colle, non Iv e neppure il Pd. Il punto, però, restano i numeri al Senato. "Dal nostro gruppo non se ne va proprio nessuno", dice Italia Viva.

In effetti, i 18 senatori di Renzi appaiono blindatissimi. Ieri, dopo Cucca e Parente e Conzatti – che, secca, dice: "Basta con ’sta storia di mettermi tra i Responsabili!" – non si trovava un solo senatore renziano pronto al ‘salto della quaglia’. Anzi, si parla di almeno due senatori dem (Tommaso Nannicini e Luigi Zanda) in via di astenersi. Solo il socialista Nencini, insieme al giovane segretario del Psi, Maraio (vicino al Pd), lascia adito ad altri dubbi: "Sì a un esecutivo autorevole dentro la stessa maggioranza di prima, ma allargata" la nota ufficiale vergata ieri dal Psi. Pd e Iv, dunque, oggi si affrontano usque effusionem sanguinis con i primi a difesa di Conte, i secondi pronti a farlo cadere.

"Fino a martedì (domani, ndr) pomeriggio procederemo l’un contro l’altro armati. Da mercoledì mattina in poi vedremo il da farsi", tiene, però, aperta una porticina al dialogo un big dem. A stare a ieri, però, la temperatura restava quella solita. Il Pd riunisce la Direzione e, con il segretario Nicola Zingaretti e il vice Andrea Orlando, attacca: "Distruggere, aprire crisi al buio, è l’opposto di migliorare l’azione di governo e affrontare i problemi delle persone".

Del resto, i pesi massimi democratici avevano parlato già dalla mattina presto contro Renzi: Goffredo Bettini, Graziano Delrio e poi sulla stessa scia si sono messi in Direzione tutti gli altri. Non che nel vecchio Pci-Pds-Ds-Pd la si pensi diversamente: D’Alema e Bersani, ma anche Prodi e Letta, tifano Conte. Anche due ex renziani, Franceschini e Guerini, non hanno, a oggi, alcuna intenzione di fare pace con l’ex leader. Fino a domani, così sarà. Dopo, però, tutto può succedere.