Matteo Renzi, 45 anni, leader di Italia Viva, è critico con il premier Conte
Matteo Renzi, 45 anni, leader di Italia Viva, è critico con il premier Conte
di Antonella Coppari Arrivano gli euro, ma la festa del Recovery sbloccato si trasforma in un duello rusticano. Renzi spara a zero e certo non casualmente sceglie un palco internazionale, un’intervista a El País: "Se il premier vuole pieni poteri sarà crisi di governo". Conte, convinto di aver incassato un successo determinante con il via libera ai 209 miliardi per l’Italia in un consiglio europeo "storico" risponde per le rime. Annuncia l’avvio della verifica per "certificare la fiducia" di ogni forza di maggioranza. Incontrerà i partiti separatamente: non i leader però, i...

di Antonella Coppari

Arrivano gli euro, ma la festa del Recovery sbloccato si trasforma in un duello rusticano. Renzi spara a zero e certo non casualmente sceglie un palco internazionale, un’intervista a El País: "Se il premier vuole pieni poteri sarà crisi di governo". Conte, convinto di aver incassato un successo determinante con il via libera ai 209 miliardi per l’Italia in un consiglio europeo "storico" risponde per le rime. Annuncia l’avvio della verifica per "certificare la fiducia" di ogni forza di maggioranza. Incontrerà i partiti separatamente: non i leader però, i capigruppo, anche per evitare il confronto diretto con il nemico di Rignano. Poi farà una riunione di coalizione. Ma il segnale reale è in un altro passaggio del suo intervento da Bruxelles: "Ci sono istanze critiche, dobbiamo capire cosa nascondono". Come dire che l’affondo sui principi di Renzi cela basse mire mercantili. Ovvio che al destinatario il messaggio non sia piaciuto affatto.

Nella maggioranza tutti, in apparenza, provano a spegnere l’incendio. Corale la frenata nel Pd: "Se l’esecutivo implode si vota", avverte Bettini. Gli fa eco Orlando: "Non vogliamo un Papeete di Natale. Una crisi sarebbe drammatica, ma non bastano le dirette tv: Conte ha bisogno di mediatori come Gianni Letta". E Zingaretti: "Nessuno deve chiedere marcia indietro". Non che il segretario del Pd si sia rimangiato le critiche e messo da parte il rimpasto: ora vince l’esigenza di non apparire complice di Renzi. Di Maio è in una situazione simile: anche per lui l’insofferenza verso il premier è crescente, ma buona parte dei grillini è di avviso opposto e tra i ministri Bonafede si scompone: "È irresponsabile".

Altrettanto duri i capogruppo di Leu, Fornaro e De Petris: "Non è il modo di stare in una maggioranza che non ha alternative". Con un rapporto di forza simile tra i giallorossi e con la copertura totale del Colle, per Conte non dovrebbero esserci rischi. Invece ci sono: Renzi è convinto che le "elezioni inevitabili" siano solo chiacchiere, se si arrivasse alla crisi nessuno nella maggioranza né sul Colle si affretterebbe per correre alle urne, con una legge che assegnerebbe la vittoria alla destra quasi a tavolino. Dunque senza un’intesa molto favorevole l’ex premier fa saltare il banco. Salvini avverte l’aria e tenta una mossa un po’ confusa: si dice pronto a un esecutivo di unità nazionale guidato da Conte (lo vedrà nei prossimi giorni) ma solo per arrivare alle elezioni.

L’alleata Meloni lo rimbecca: mai al governo con Pd e M5s. È una rissa priva di sostanza: se cadesse il governo Salvini farebbe il possibile per arrivare al voto. La sua offerta è solo un modo per assicurarsi lo sbocco elettorale in caso di rottura. Le carte ora sono in mano al premier. Se offrirà una mediazione a Renzi resterà in sella e potrà affrontare pure la trattativa sul rimpasto a gennaio da una posizione di forza. Se terrà duro a tutti i costi sulla sua task force la crisi sarà quasi garantita.