Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, 46 anni
Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, 46 anni
Sette ore di dibattito (che sono tante), una media di 8mila utenti collegati sui social del partito (che non sono pochi) e che hanno visto alternarsi quasi 70 interventi tra parlamentari, sindaci, iscritti, base (manco fossero i tempi del Pci…). E 500mila persone che hanno sentito parlare Renzi. Italia Viva è un partito solido in Parlamento (56 parlamentari, di cui 38 deputati e 18 senatori), ma inchiodato al 2% nei sondaggi. Ma Renzi non ha dubbi: "Iv c’è e ci sarà", dice, nel discorso tenuto ieri mattina davanti all’Assemblea nazionale. Il leader rivendica le scelte fatte (far cadere Conte e aprire la strada a...

Sette ore di dibattito (che sono tante), una media di 8mila utenti collegati sui social del partito (che non sono pochi) e che hanno visto alternarsi quasi 70 interventi tra parlamentari, sindaci, iscritti, base (manco fossero i tempi del Pci…). E 500mila persone che hanno sentito parlare Renzi. Italia Viva è un partito solido in Parlamento (56 parlamentari, di cui 38 deputati e 18 senatori), ma inchiodato al 2% nei sondaggi. Ma Renzi non ha dubbi: "Iv c’è e ci sarà", dice, nel discorso tenuto ieri mattina davanti all’Assemblea nazionale.

Il leader rivendica le scelte fatte (far cadere Conte e aprire la strada a Draghi), anzi le giudica "la sconfitta del populismo e il trionfo della politica". "Iv non è più decisiva per le sorti del governo – ammette – ma abbiamo salvato il Paese". Il Pd era "ostaggio" di Conte, "sotto incantesimo", ma chi ha detto ‘O Conte o morte’ e voleva ‘asfaltare’ Iv "è andato a casa". Ora l’ex premier riconosce all’altro ex premier, Enrico Letta, che defenestrò da Palazzo Chigi, di aver impresso una svolta al Pd, ma gli chiede di prendere posizioni nette: non si può andare alle elezioni "in compagnia né dei sovranisti né dei populisti", dice. Liquidati i 5 Stelle ("Grillo è il responsabile della cultura dell’odio in politica"), Renzi invoca una "primavera del riformismo". "Siamo pronti al confronto – annuncia – ma chiediamo: su giustizia, Sud, diritti, riforme, il Pd da che parte sta? Coi giustizialisti o con noi?". Renzi poi rassicura i suoi: "Si parla tanto di legge elettorale, ma il Rosatellum non sarà cambiato". Sotto-testo: basta prendere il 3%, cioè un milione di voti, e vi riporto tutti (o quasi) in Parlamento. Solo che una quarantina di parlamentari sono tanti e il partito va radicato meglio sui territori.

Ecco perché Renzi ieri ha lanciato anche una proposta organizzativa, la "primavera delle Idee". È la necessità di lavorare ‘pancia a terra’, per i prossimi tre mesi fino al 21 giugno, "aprendosi, parlando di contenuti, organizzandosi". E qui un brivido è corso sulla schiena del coordinatore nazionale del partito, Ettore Rosato. Triestino, ex Margherita, poi dem, colonnello del renzismo, tocca a lui far pedalare e radicare il partito. A ottobre ci saranno le amministrative: Iv siede a tutti i tavoli di confronto del centrosinistra sulle candidature (Torino, Napoli, Bologna, Calabria) dove i candidati, però, ancora non ci sono. Ma sono poche le certezze: a Roma Iv appoggia la candidatura di Calenda, a Milano la corsa di Sala, ma già a Torino vede di buon occhio la discesa in campo di un civico, Paolo Damilano, moderato e centrista, vicino a Forza Italia, mentre in Calabria dirà di no a De Magistris.

Per quanto riguarda nuovi, possibili, abbandoni, fonti di partito assicurano che "non se ne andrà nessuno", ma le voci corrono. In diversi sono in preda alla sindrome ‘torna a casa Lassie’, cioè nel Pd. Eugenio Comincini (lombardo) ha già le valigie pronte, Paolo Grimani (umbro) quasi, e pure Camillo D’Alessandro (abruzzese) è dato in partenza. Gli altri dicono hic manemus optime. Specie le donne, toste e combattive come la ‘maga’ degli sblocca-cantieri, Raffaella Paita.