Roma, 29 luglio 2020 - L’Italia dei tesori sommersi è così bella da togliere il fiato. Alla lettera. Serve un fisico addestrato oltre i limiti per immergersi nelle profondità dei nostri mari alla scoperta di navi da guerra, mercantili, galeoni, aerei, sommergibili. Protagonisti dimenticati di battaglie epocali, giganti che resistono all’azione del tempo (e ai blitz dei predoni). Riemergono dal passato, magari all’inizio inseguendo le voci dei pescatori, tenendo stretto quello spunto senza lasciarlo più. Si spalanca un mondo, ma servono anni di ricerche.
Sono 8mila i nostri relitti del mare (banca dati Istituto Idrografico Marina Militare di Genova), la metà identificati, altrettanti in attesa di una classificazione. Adagiati nel più grande e misterioso museo del mondo, continuano a essere un mercato e un business, ma prima di tutto raccontano la nostra ricchissima e tormentata storia. La Sicilia praticamente ogni giorno regala una scoperta emozionante. E quante storie custodiscono le acque al largo della Liguria. Lo stesso in Campania o in Calabria. 
Marina militare, soprintendenze, capitanerie, autorità portuali, carabinieri subacquei vigilano e tengono aggiornata la mappa di un patrimonio che continua a sorprendere. Ma accanto alle squadre ‘istituzionali’ si muovono i sub, non così tanti quelli esperti di immersioni estreme. Collaborano con lo Stato, padrone di tutto, come stabilisce una legge del 1939: fa storia quello che supera i cinquant’anni. I ’cacciatori’ lavorano sui reperti delle guerre puniche o del secondo conflitto mondiale, ‘radiografando’ il piroscafo garibaldino dei Mille o i naufragi più recenti di aerei o mercantili. Naturalmente il relitto è sempre misterioso, e quello è l’aggettivo giusto anche per attirare le immersioni turistiche. C’è una mappa di luoghi da visitare e di storie da raccontare. Nessuno subirebbe il fascino del Kent, cargo cipriota affondata per un incendio nel ’78. Ma se quel relitto diventa la nave dei Corani, perché trasportava anche un carico di libri quando è affondata nel golfo della tonnara di S. Vito Lo Capo (Trapani), allora diventa tutta un’altra cosa.
"È visitabile anche all’interno – fa sapere un sito sub –. Si incontrano murene e gronghi stanziali, cernie e scorfani, branchi di saraghi e pesci pelagici nuotano intorno alla nave".
Sui relitti più preziosi si scatenano conflitti internazionali. A chi appartiene il tesoro miliardario del San Josè, "santo Graal dei naufragi"? Il galeone spagnolo carico d’oro argento e smeraldi venne affondato dai cannoni dell’ammiraglio inglese Charles Wagner al largo della Colombia l’8 giugno 1708, nella terra dei pirati. Dunque il tesoro è da consegnare al paese d’origine, a quello del naufragio o all’umanità, come rivendica l’Unesco, forte della Convenzione sul patrimonio culturale subacqueo del 2001, nata proprio per difendere i relitti del mare?