La storica reggia sabauda di Venaria Reale di Torino (Olycom)
La storica reggia sabauda di Venaria Reale di Torino (Olycom)

Roma, 7 gennaio 2017 - In tempi di guerra dei voucher e referendum sul lavoro, accade anche che lavoratori vengano assunti per un giorno durante gli scioperi. Sono ancora i beni culturali a far discutere, ma questa volta non si tratta di Roma o Pompei ma della Reggia di Venaria, nel Torinese, dove ieri mattina i turisti in visita hanno trovato anche i carabinieri. A chiamarli è stato il sindacato di base Usb, che ha denunciato la cooperativa che gestisce il personale per comportamento antisindacale. Motivo? Nonostante lo sciopero dei dipendenti delle cooperative che gestiscono i servizi esterni del polo museale sabaudo, la Reggia ha aperto regolarmente grazie a contratti a chiamata giornalieri. Venti contratti di somministrazione, oltre a 11 lavoratori precettati per turno come prevede il famoso decreto Colosseo del 2015 targato Franceschini-Renzi che equipara i musei ai servizi pubblici essenziali.

Prendono le distanze dalle accuse sia il Consorzio La Venaria, che non gestisce direttamente il personale in sciopero, sia CoopCulture che ha l’appalto dei 95 lavoratori ed è la più grande cooperativa operante nel settore dei beni e delle attività culturali in Italia, dal Castello Sforzesco di Milano al Colosseo, fino agli scavi di Pompei o al Museo ebraico di Firenze.

«Ci ha detto che ha solo applicato quello che prevede il nuovo capitolato d’appalto – attacca la delegata Usb, Valeria Attolico – ovvero che, in caso di giorni di grande affluenza, si possa chiamare altro personale esterno». È «una menzogna», non ha dubbi Sabatino Basile (Fisascat-Cisl Piemonte) che denuncia come quella di sopperire con contratti di somministrazione all’assenza di lavoratori in sciopero sia una «prassi consolidata» non solo a Venaria. Tra l’altro, sottolinea Basile, «il precetto dei lavoratori dovrebbe essere fatto dalla commissione di garanzia».

A differenza di altre volte, inoltre, il sito web della Venaria Reale non avvertiva di possibili chiusure di mostre o esposizioni. Come, invece, era avvenuto in passato durante di altre proteste. «Questo è antisindacale e contro la legge che prevede l’apertura di metà della Reggia in caso di scioperi», rincara la Attolico.

All’origine dello sciopero il nuovo contratto che – come campeggia sui cartelli appoggiati all’ingresso del percorso di visita alla Reggia – «ha peggiorato la retribuzione dei lavoratori, abbassando lo stipendio da 1.031 euro mensili più buoni pasto a 818 euro senza buoni pasto». Questo perché con il passaggio di appalto a CoopCulture il compenso orario è sceso a 7,82 euro lordi, 6,05 netti, e sono state ridotte le ore del 20 per cento.

«Abbiamo chiesto di aprire un tavolo permanente di confronto – spiega Basile –, ma la richiesta non è stata accolta, il contratto è stato cambiato a settembre in maniera unilaterale». Una situazione simile a quella di ieri potrebbe ripetersi al Castello di Rivoli dove, per lo stesso motivo, è stato proclamato uno sciopero il 14 gennaio. Resta la contraddizione, denunciano i sindacati, tra la situazione dei lavoratori «pagati da fame» e una Reggia che continua a macinare record, con un milione di visitatori nel 2016. «Non si possono aggiustare i bilanci sulla pelle di chi lavora e sulle loro famiglie!», denunciano i lavoratori che in presidio sventolavano le buste paga.