Viviana Ponchia Se potete non fatelo, un regalo riciclato è condannato al moto perpetuo e prima o poi torna indietro, forse porta anche sfortuna. Se proprio dovete, fatelo bene, con la lucidità che spesso manca a chi regala in prima battuta e innesca la catena di sant’Antonio (un bagnoschiuma al...

Viviana

Ponchia

Se potete non fatelo, un regalo riciclato è condannato al moto perpetuo e prima o poi torna indietro, forse porta anche sfortuna. Se proprio dovete, fatelo bene, con la lucidità che spesso manca a chi regala in prima battuta e innesca la catena di sant’Antonio (un bagnoschiuma al caffè è destinato a fare almeno dieci passaggi). Secondo il Codacons nel raggiro è coinvolto più di un italiano su tre e pare che il 25% delle strenne di questo Natale finisca nel girone. Parliamo di 24 milioni di irriconoscenti che rifilano ad altri quello che hanno subito o accumulano al fondo degli armadi in attesa dell’occasione giusta per traumatizzare il prossimo. C’è chi fa cambio in negozio (ci sta, i gusti sono gusti), chi baratta con buoni acquisto.

L’ultima frontiera, moralmente non meno discutibile, è il massiccio ricorso alle app e ai siti di e-commerce: con l’alibi di ridare nuova vita a un dono sgradito (ma è ovvio che l’obiettivo è convertire la delusione in denaro), il web viene intasato di maglie in acrilico e diventa il magazzino dell’ingratitudine. E allora proviamo a farne una questione di stile. Ci sono regali fatti apposta per essere riciclati, dal panettone, al vino alla scatola di torroncini. In questo caso il rischio infamia è non controllare la data di scadenza. Tutti gli altri possono essere rianimati solo in un regime di trasparenza assoluta. Lo hanno dato a me, ma a te sta meglio. Invece quel cappellino proprio non ti dona (il riciclatore pentito un po’ fetente resta): prendo io?