Renato Brunetta, 71 anni, ministro della Pubblica amministrazione del governo Draghi
Renato Brunetta, 71 anni, ministro della Pubblica amministrazione del governo Draghi
"Non ci sarà nessuna infornata, nessun assalto alla diligenza, nessun todos caballeros, ma soltanto sangue fresco e modernità nella Pa, che negli ultimi decenni aveva molto sofferto". È un Renato Brunetta d’assalto, quello che spiega il cosiddetto decreto Reclutamento, approvato dal governo non senza mal di pancia dei grillini (che ritengono penalizzati i giovani nei concorsi, per il peso dei titoli) e di più di un ministro (come Cingolani) per il mancato inserimento delle richieste di personale. Ma la guerra sotterranea al titolare del dicastero della Pubblica amministrazione non verrà dalla politica. E non verrà neppure per...

"Non ci sarà nessuna infornata, nessun assalto alla diligenza, nessun todos caballeros, ma soltanto sangue fresco e modernità nella Pa, che negli ultimi decenni aveva molto sofferto". È un Renato Brunetta d’assalto, quello che spiega il cosiddetto decreto Reclutamento, approvato dal governo non senza mal di pancia dei grillini (che ritengono penalizzati i giovani nei concorsi, per il peso dei titoli) e di più di un ministro (come Cingolani) per il mancato inserimento delle richieste di personale.

Ma la guerra sotterranea al titolare del dicastero della Pubblica amministrazione non verrà dalla politica. E non verrà neppure per le 24mila assunzioni a termine da 3 a 5 anni (tecnici, informatici, ingegneri e altre professionalità scientifiche) annunciate per ammodernare principalmente la macchina della giustizia e per dare attuazione al Recovery Plan, attraverso "un nostro portale della Funzione pubblica, modello LinkedIn, dentro il quale arriveranno i curricula".

A dare battaglia a Brunetta saranno piuttosto gli attuali grand commis, a causa di due novità destinate a scardinare il potere e le retribuzioni dei dirigenti pubblici più elevati: la prima prevede il raddoppio, fino al 10% del totale dei posti da dirigente generale (e fino al 20% per quelli di seconda fascia) relativi ai progetti del Recovery che potranno essere scelti tra professionalità esterne alla Pa. La seconda contempla la possibilità di pagarli sforando il tetto massimo di 240mila euro l’anno di stipendio. E questa regola finirà per essere estesa anche ai ruoli più rilevanti della Pa. Senza contare che viene meno anche il limite di un anno per l’ingaggio dei pensionati, anche se non è caduta la regola della gratuità del lavoro. È lo stesso Brunetta a spiegare: "Le tensioni ci sono state, ma non tra ministri. A fare resistenza è un apparato strutturato stazionario e obsoleto, che ha necessità di innovazione".

Il decreto si compone di due parti. La prima, disciplina i concorsi e le modalità di arruolamento del personale pubblico; la seconda dispone le assunzioni, tutte a termine e legate al Recovery Plan, con durata non oltre il 2026. Il piano prevede anche "premi" ai dipendenti pubblici. Ma a fare la parte del leone è la giustizia: arrivano 16.500 assunzioni a termine all’ufficio del processo e 5.410 unità di personale amministrativo, per coprire le professionalità esterne che servono alla digitalizzazione dei tribunali, come esperti informatici, tecnici di edilizia, analisti di organizzazione.

Un concorso rapido, con una sola prova orale, sarà indetto entro 30 giorni, poi, per l’assunzione di 500 persone (fino a 800 in caso di necessità) per la governance del Recovery plan. Quanto alle procedure destinate a portare una "ventata di modernità" nella Pa, sono previsti concorsi semplificati per titoli e con una sola prova scritta e un portale unico per assoldare, sul modello Linkedin, professionisti iscritti agli albi e figure altamente specializzate. Ai nuovi assunti in relazione al Recovery potrà essere revocato l’incarico se non raggiungono gli obiettivi, mentre per i concorsi ordinari della Pa godranno di una "riserva" di posti in nome delle competenze acquisite.

Claudia Marin