Domenica 14 Luglio 2024

Reato di tortura FdI vuole cancellarlo L’ira dell’opposizione

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Sul fronte della giustizia non c’è pace. Dopo lo scontro sulle detenute madri, che ha portato il Pd a far decadere la proposta di legge che le agevolava perché "stravolta dagli emendamenti della maggioranza", ad alzare la tensione ora arriva la pdl di Fratelli d’Italia per abolire il reato di tortura. Un reato che si era riusciti a introdurre nell’ordinamento, dopo ben 5 legislature, solo nel 2017. A proporre di cancellarlo, proprio mentre 23 agenti vengono sospesi dal servizio a Biella per pestaggi e maltrattamenti ai detenuti, è un progetto di legge presentato da 12 deputati di FdI ora in Commissione Giustizia della Camera. Se non si abrogassero gli articoli 613-bis e 613-ter, con i quali si è introdotto il reato di tortura, scrivono i proponenti, prima firmataria Imma Vietri, "potrebbe finire nelle maglie del reato" anche il "rigoroso uso della forza da parte della polizia durante un arresto o in operazioni di ordine pubblico" o "la collocazione di un detenuto in una cella sovraffollata". La polizia penitenziaria "rischierebbe quotidianamente denunce per tale reato a causa delle condizioni di invivibilità delle carceri" con "conseguenze penali molto gravi e totalmente sproporzionate".

La prima a insorgere difronte alla prospettiva di abrogare il reato di tortura è Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, picchiato a morte mentre era in custodia cautelare, che si appella al Capo dello Stato affinché si impedisca questo "fatto gravissimo". "Più di un giudice – ricorda – prima dell’introduzione del reato si è trovato a non poter procedere perché la legge non esisteva". A tentare di spiegare la finalità del testo è il presidente dei deputati FdI Tommaso Foti che precisa come non si tratti tanto di abrogare il reato (anche se nel testo si scrive che "gli articoli 613-bis e 613-ter del codice penale sono abrogati") quanto di tipizzare la norma "in modo molto nitido così com’è nelle convenzioni internazionali". E che c’è necessità di tutelare le forze dell’ordine che vanno "messe in condizione di fare il proprio lavoro".