Leonardo Zappalà in un fermo immagine tratto dalla trasmissione Realiti (Ansa)
Leonardo Zappalà in un fermo immagine tratto dalla trasmissione Realiti (Ansa)

Catania, 11 giugno 2019 - Il caso Realiti finisce in procura. I magistrati di Catania hanno aperto un'inchiesta sulla trasmissione di Enrico Lucci (in onda su Rai 2) che ha sollevato un polverone di polemiche per le frasi di Scarface (alias il cantante neomelodico siciliano, Leonardo Zappalà) e Niko Pandetta, nipote del boss ergastolano Salvatore Pillera, anche lui artista neomelodico, ospiti entrambi nella prima puntata dello show. Frasi consederate oltraggiose per la memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. "Queste persone che hanno fatto queste scelte di vita le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce ci deve piacere anche l'amaro", diceva il 19enne Zappalà riferendosi ai giudici uccisi dalla mafia. Intanto Pandetta in una clip raccontava di aver finanziato il suo primo cd con una rapina: nelle sue canzoni 'Tritolo' (nome d'arte) inneggia allo zio 'Turi', come punto di riferimento della sua vita. 

La Rai si è scusata ed è corsa ai ripari aprendo un'istruttoria interna. Ma sulla vicenda si muove anche la magistratura: il procuratore aggiunto Carmelo Petralia ha delegato le indagini alla Polizia Postale di Catania che dovrà acquisire i video della trasmissione. Il fascicolo al momento è senza indagati. 

All'attenzione degli inquirenti non ci sono solo le dichiarazioni dei cantanti ma anche i contatti tra Pandetta e lo zio, il boss ergastolano Salvatore Cappello, e gli eventuali rapporti con ambienti criminali locali. 

Intanto Enrico Lucci difende il programma: "Nessuno ha visto la puntata. Lo raccontano anche i pessimi ascolti che abbiamo fatto. Se uno guarda i 17 minuti in cui abbiamo parlato con quel pischello in studio, si accorge che non gli abbiamo dato spazio, ha detto solo quella frase dopo che per tutta la puntata io ho detto una frase ben precisa che nessuno riporta, cioè che la mafia è merda. Ma questo non interessa a nessuno. Lui parlava di Al Capone come suo eroe", continua, "io gli ribattevo che le persone a cui fare riferimento sono i grandi eroi siciliani, e gli ho detto di segnarsi i nomi di Pio La Torre, Peppino Impastato, Piersanti Mattarella, i carabinieri morti ammazzati dalla mafia, e i nostri fratelli Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, che saranno per sempre nel nostro cuore e nella nostra mente. A quel punto c'è stata una standing ovation del pubblico in studio, lo abbiamo obbligato ad applaudire e lì ha detto quella frase terribile, alla quale gli ho ribattuto di studiare la storia".

In ogni caso la Rai ha retrocesso la trasmissione dalla diretta in prima serata alla differita in seconda serata.