Un fermo immagine tratto dalla trasmissione 'Realiti' (Ansa)
Un fermo immagine tratto dalla trasmissione 'Realiti' (Ansa)

Roma, 10 giugno 2019 - Scoppia il caso 'Realiti'. Durante la prima puntata dello show di Enrico Lucci in onda su Rai 2, due ospiti hanno usato parole su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che hanno scatenato la polemica, tanto che la Rai è intervenuta avviando un'istruttoria.

Cosa è successo

"Queste persone che hanno fatto queste scelte di vita le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce ci deve piacere anche l'amaro". È la frase riferita a Falcone e Borsellino, pronunciata dal giovane cantante neomelodico siciliano, Leonardo Zappalà, 19 anni, in arte 'Scarface', invitato in studio nella prima puntata della trasmissione, in onda mercoledì 5 giugno su Rai2. La frase è stata pronunciata quando il conduttore, Lucci, dopo aver più volte invitato l'ospite a studiare la storia degli eroi siciliani e sottolineato che la mafia è il male, ha mandato in onda una grande foto dei due giudici come esempio proprio degli eroi che combattono la mafia, accolta da un grande applauso in studio. Zappalà era al centro di un video trasmesso dal programma, che raccontava il fenomeno degli interpreti neomelodici siciliani che cantano in napoletano. Nel video si raccontava anche la storia di Niko Pandetta, detto 'Tritolo', con anni di carcere alle spalle e nipote del boss Turi Cappello. Nella clip Pandetta, non presente in studio, raccontava, tra l'altro, di aver finanziato il suo primo cd con una rapina. Nelle sue canzoni inneggia anche allo zio Turi, come punto di riferimento della sua vita. 

La Rai avvia istruttoria

Dura reazione di Viale Mazzini che ha avviato un'istruttoria per ricostruire tutti i passaggi della vicenda. "La Rai ritiene indegne le parole su Falcone e Borsellino pronunciate da due ospiti della puntata di Realiti, andata in onda su Rai2 in diretta", si legge in una nota dell'azienda. Si scusa l'ad Rai Fabrizio Salini: "Abbiamo il dovere di essere garanti della legalità - dice Salini -. In questo caso non lo siamo stati, chiediamo scusa ai parenti di Falcone e Borsellino, ai familiari di tutte le vittime della mafia e ai telespettatori".

Ma il presidente della Vigilanza Rai Alberto Barachini rincara la dose: "La condanna da parte della Rai rispetto a quanto accaduto nel corso della puntata del programma 'Realiti' e l'avvio di un'istruttoria interna per accertarne le responsabilità sono misure doverose, ma non sufficienti. La grave offesa arrecata alla memoria di due esempi luminosi della lotta alla mafia si configura come un evidente omesso controllo da parte della governance del servizio pubblico, alla quale richiedo formalmente un controllo più rigoroso dei contenuti e degli ospiti delle trasmissioni".

Le famiglie Falcone e Borsellino

I familiari di Borsellino si sono infuriati per le parole pronunciate da Zappalà. "Per ora mi limito a dire vergogna! In famiglia decideremo se tutelarci in altre sedi. Questo Paese è alla deriva ma a tutto c'è un limite!". Fabio Trizzino è il marito di Lucia Borsellino, figlia del giudice ucciso dalla mafia nella strage di via D'Amelio il 19 luglio 1992. "Nessuna volontà censoria. Ognuno è libero di sragionare come vuole. Lo garantisce l'articolo 21 della Costituzione. Trovo però alquanto bizzarro che non ci si sia preoccupati di garantire un contraddittorio - dice ancora il genero del giudice - Cosi per spiegare che quegli uomini, per ripristinare la primazia di quelle Istituzioni che riconoscono il diritto di parola anche al neomelodico, hanno operato per puro spirito di servizio e con responsabilità. Con l'unica colpa di non girarsi dall'altra parte. Ecco oggi sta tornando di moda questo 'girarsi dall'altra parte' per paura, ignoranza, superficialità eccetera".

Anche Maria Falcone ha stigmatizzato le parole del giovane neomelodico: "La Fondazione Falcone ha apprezzato molto la sensibilità con cui la Rai ha stigmatizzato quanto accaduto durante la puntata di Realiti del 5 giugno scorso. E' fonte di sollievo inoltre che tantissimi italiani si siano indignati davanti alle scellerate parole di un giovane che ha mostrato in diretta tv la sua ignoranza e la sua superficialità, parlando di temi di cui non ha alcuna conoscenza ed esprimendo giudizi su persone che per difendere la sua Terra e il suo futuro hanno perso la vita", ha detto la presidente della fondazione intitolata al giudice Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia 27 anni fa. "Riteniamo che sia fondamentale - aggiunge Maria Falcone - un controllo da parte degli autori e dei conduttori delle trasmissioni tv che tanto impatto hanno sull'opinione pubblica e sulla formazione delle coscienze, soprattutto quando si affrontano temi tanto importanti". "La nota della Rai di oggi è l'ulteriore prova della sensibilità sempre mostrata dall'Azienda - conclude - sui temi della legalità e della criminalità organizzata". 

Lo sfogo di Lucci

"Davanti a me non c'era Totò Riina ma un pischello che sta sul web e ha degli idoli di m...a. Non era un mafioso, lo ha chiarito lui in studio spiegando che si tratta di un atteggiamento esibizionistico. Perché io con i mafiosi non parlo, e tantomeno li invito in puntata". E' stato lo sfogo all'Agi di Enrico Lucci.