di Nicola Bonafini CANOSSA (Reggio Emilia) L’auto impazzita al Rally distrugge due giovani vite. Un volo improvviso in una curva ’banale’: urla e paura tra gli spettatori. La procura di Reggio Emilia indaga per trovare i colpevoli di una tragedia assurda, anche per i destini incrociati tra chi è morto e chi è rimasto illeso nello schianto. La 41esima edizione del Rally dell’Appennino, che ritornava dopo un anno di stop a causa della pandemia sulle colline reggiana attorno a Canossa, è stato funestato da un terribile incidente. Ieri mattina hanno perso la vita Davide Rabotti, 20 anni di Reggio Emilia e Cristian Poggioli, 35 anni anni, residente a Lama Mocogno in provincia di Modena. I fatti innanzitutto. Alle 9.53 del mattino, durante la seconda prova speciale in...

di Nicola Bonafini

CANOSSA (Reggio Emilia)

L’auto impazzita al Rally distrugge due giovani vite. Un volo improvviso in una curva ’banale’: urla e paura tra gli spettatori. La procura di Reggio Emilia indaga per trovare i colpevoli di una tragedia assurda, anche per i destini incrociati tra chi è morto e chi è rimasto illeso nello schianto. La 41esima edizione del Rally dell’Appennino, che ritornava dopo un anno di stop a causa della pandemia sulle colline reggiana attorno a Canossa, è stato funestato da un terribile incidente. Ieri mattina hanno perso la vita Davide Rabotti, 20 anni di Reggio Emilia e Cristian Poggioli, 35 anni anni, residente a Lama Mocogno in provincia di Modena.

I fatti innanzitutto. Alle 9.53 del mattino, durante la seconda prova speciale in quella che era la seconda giornata della gara, la Peugeot 208, numero 42, guidata da Claudio Gubertini, 41enne pilota modenese, affiancato dal navigatore 35enne Alberto Ialungo, di Reggio Emilia, sta percorrendo un breve tratto rettilineo nella località di Riverzana tra San Polo e Canossa – due Comuni del territorio Matildico, nel Reggiano – in direzione del Castello di Canossa. La vettura sbanda improvvisamente verso destra, poco prima di una curva a sinistra. La velocità troppo elevata? L’asfalto dissestato? In quella zona, racconta chi passa spesso da quelle parti, la strada è costellata da buche e avvallamenti. Un cedimento meccanico? Sarà l’inchiesta avviata dai carabinieri della locale stazione di San Polo ad accertarlo attraverso l’acquisizione del video della telecamera a bordo dell’auto protagonista dell’incidente, oltre agli interrogatori dei due piloti e i testimoni della vicenda.

Dopo la sbandata, la Peugeot colpisce un terrapieno a fianco della strada che funge letteralmente da trampolino. La vettura prende il volo, senza più controllo, e atterra su una collinetta alta più di tre metri. Lì, ad osservare la gara, vi è un gruppo di spettatori tra cui Rabotti e Poggioli, che vengono falciati. Scatta l’allarme e vengono attivati immediatamente i soccorsi. Sul posto arrivano due ambulanze in servizio al seguito della corsa e viene fatto alzare in volo anche l’elicottero dall’Ospedale Maggiore di Parma. La situazione è disperata e Rabotti spira una ventina di minuti dopo l’incidente, Poggioli era già deceduto, subito dopo il terribile urto con l’auto. L’equipaggio esce illeso dalla vettura, ma visibilmente sotto choc. La gara viene sospesa e successivamente annullata. Una decisione assunta di comune accordo da organizzatori e direzione di corsa. Potevano stare in quel posto gli spettatori? È questo uno dei primi interrogativi sollevati dopo la tragedia. La risposta appare affermativa, visto che non vi era alcun segnale di divieto di sostare in quella zona. Un’ulteriore conferma della tragica fatalità.

L’elemento paradossale. Cristian Poggioli e Claudio Gubertini erano legati da un rapporto di amicizia. Si conoscevano da molto tempo e il 35enne modenese era proprio su quella collinetta assieme a Rabotti per fare il tifo e ‘salutare’ l’amico pilota, in gara. Un intreccio atroce che rende ancora più incredibile l’incedere degli eventi. Davide Rabotti, studente universitario abitava a Reggio Emilia, in un quartiere residenziale alla prima periferia della città. Il papà è un poliziotto: per anni ha lavorato nella squadra delle Volanti nella questura reggiana e ora è impiegato al centralino della prefettura. Una famiglia distrutta dal dolore che si è chiusa nel più assoluto silenzio. Saranno le indagini dei carabinieri, coordinate dalla procura di Reggio, che aprirà un fascicolo su quanto accaduto ieri mattina, ad appurare le cause della tragedia. L’unico aspetto certo è che Gubertini e Ialungo erano rallysti esperti, con una lunga carriera alle spalle e un rapporto pilota-navigatore molto affiatato. Tutti elementi che avranno un loro peso nelle indagini appena iniziate.