Professore, altri due ragazzini morti molto probabilmente per colpa della droga. E arrivano segnalazioni di giovani che prendono parte a rischiosi challenge sui social. Perché i nostri figli rincorrono per forza l’autodistruzione? "Questi ragazzi sono sempre più soli, abbandonati a loro stessi, mentre i genitori fanno pilates – risponde nel suo modo caustico lo psichiatra Paolo Crepet –. I sindaci hanno rinunciato alla battaglia contro la droga: loro dovrebbero essere l’autorità sanitaria delle città. Non possiamo essere un Paese in cui ci si meraviglia che esista il narcotraffico, le piazze sono piene di pusher. La politica sulla droga non esiste". La pandemia di Coronavirus ha rinchiuso in casa i ragazzi per oltre due mesi. Ora, che sono tornati...

Professore, altri due ragazzini morti molto probabilmente per colpa della droga. E arrivano segnalazioni di giovani che prendono parte a rischiosi challenge sui social. Perché i nostri figli rincorrono per forza l’autodistruzione?

"Questi ragazzi sono sempre più soli, abbandonati a loro stessi, mentre i genitori fanno pilates – risponde nel suo modo caustico lo psichiatra Paolo Crepet –. I sindaci hanno rinunciato alla battaglia contro la droga: loro dovrebbero essere l’autorità sanitaria delle città. Non possiamo essere un Paese in cui ci si meraviglia che esista il narcotraffico, le piazze sono piene di pusher. La politica sulla droga non esiste".

La pandemia di Coronavirus ha rinchiuso in casa i ragazzi per oltre due mesi. Ora, che sono tornati liberi, quali sono i pericoli a cui andranno in contro?

"Bisogna finirla di dipingere come una tragedia l’essere stati in casa per due mesi, io dico: forse dovevamo starci un po’ di più. Non credo a un effetto diretto sulle persone. Se gli adulti pensano che i ragazzi ora devono recuperare il tempo perso, mi vengono i brividi. Non devono fare nessuna serata o festa. Serve buon senso".

I ragazzi si sono imbottiti di social, però. Più del solito.

"Esatto, e di cosa si possono lamentare? Hanno fatto quello che volevano e che amano fare. Ma adesso inizia l’estate e la droga può mietere vittime. Le narcomafie hanno subito anche loro il lockdown e ora sono scatenate perché devono recuperare mesi e mesi di fatturato perso, come Bmw o Alitalia".

Anche i genitori, già in difficoltà nel loro ruolo, hanno perso ogni riferimento durante l’emergenza sanitaria. I ragazzi cosa chiedono a loro senza venire ascoltati?

"Chiedono fiducia e vogliono essere guidati. Bisogna recuperare severità: la mollezza era tipica della caduta dell’Impero Romano, così sono arrivati i Barbari. Gli adulti erano spaesati prima e adesso il problema è ritrovare la socialità usando le precauzioni".

Lo sport fermato, la scuola chiusa, i locali e le piazze vuote, i genitori a casa senza lavoro. In questo periodo i giovani hanno perso ogni modello sociale. Come si esce da questa situazione?

"Bisogna rifondare la vita: cominciando da una scuola meritocratica. Gli adulti continuano a dare il cattivo esempio, dall’uso delle mascherine all’educazione sulle droghe. La chiusura della scuola è stato un dramma, la politica non ha agito e ha lasciato soli i ragazzi. Le racconto un aneddoto".

Prego.

"In questi mesi ho scritto il libro Vulnerabili per Mondadori, in uscita a settembre, e in un capitolo volevo occuparmi della scuola. Sa che non ci sono riuscito, perché cambiavano continuamente le direttive e le fonti. È stato il caos totale. Il tutto si è configurato come un’ulteriore perdita di autorevolezza da parte di un modello di riferimento: l’istituzione scolastica".

Tra i suoi giovani pazienti quali problematiche sono emerse durante questa fase?

"Le stesse degli adulti, non c’è differenza. Per alcuni la paura è diventata ossessione. C’è chi ha avuto una reazione più marcata e ha difficoltà a uscire di casa. Ora il fenomeno degli hikikomori, chi vive solo on line nella propria camera, è aumentato a dismisura".

Un affresco dei giovani di oggi.

"Ci sono due macro tipologie, per fortuna. Una dice: non vedo l’ora di ricominciare come prima a fare l’aperitivo e del futuro me ne frego. L’altra, invece, ha avuto una controreazione alla tecnologia rendendosi conto non è tutto ora quel che luccica. Il bello della scuola è frequentarla e la didattica a distanza è una noia mostruosa: i giovani se ne sono accorti".

Dietro a ogni giovane che si droga cosa c’è?

"Non conta nulla la classe sociale, innanzitutto. Ma dietro non c’è niente, c’è un grande vuoto, una grande indisponibilità a credere in un ragazzo anche quando sbaglia. Manca la fiducia nei confronti dei ragazzi. E le regole".