Professori e famiglie hanno. protestato davanti alla sede della Regione Lombardia contro la didattica a distanza
Professori e famiglie hanno. protestato davanti alla sede della Regione Lombardia contro la didattica a distanza
di Giovanni Rossi La rivolta contro la Dad trova il suo capopopolo. Segnare il nome sul registro: Cesare Moreno, napoletano, maestro elementare, Cavaliere della Repubblica, ma soprattutto presidente dell’Associazione maestri di strada. "Caro ministro Patrizio Bianchi, non possiamo andare avanti così – scrive Moreno –. La scuola non può subire passivamente le ordinanze di qualsiasi autorità tecnica o politica decida di chiuderla. Non è solo un servizio essenziale, è molto di più, è la fonte del pensiero delle giovani generazioni. La scuola a distanza è una scuola che si è ritirata dai corpi e non...

di Giovanni Rossi

La rivolta contro la Dad trova il suo capopopolo. Segnare il nome sul registro: Cesare Moreno, napoletano, maestro elementare, Cavaliere della Repubblica, ma soprattutto presidente dell’Associazione maestri di strada. "Caro ministro Patrizio Bianchi, non possiamo andare avanti così – scrive Moreno –. La scuola non può subire passivamente le ordinanze di qualsiasi autorità tecnica o politica decida di chiuderla. Non è solo un servizio essenziale, è molto di più, è la fonte del pensiero delle giovani generazioni. La scuola a distanza è una scuola che si è ritirata dai corpi e non può essere testimone di verità". Ricetta immediata per uscire dal limbo: la Dad solo nei casi di "esplicita richiesta" degli studenti e "un piano straordinario di mobilitazione civile" per aprire le aule a "una consistente didattica".

Moreno, a Napoli conosciuto come ’O’Mast’, è un nome noto. Perché in viale Trastevere il presidente della onlus Maestri di strada vanta un curriculum di riflessione e azione: dal 1998 lavora ai principali progetti nazionali contro la dispersione scolastica; nel 2001 è membro di legislatura della commissione nazionale per il riordino dei cicli; nel 2005 è nominato responsabile scientifico del progetto G-BUS, giovani per il benessere e l’utilità sociale; nel 2006, diventato presidente di Maestri di strada, è premiato per i meriti nel recupero degli adolescenti e della formazione degli operatori.

Un prof di frontiera non lucida la targa ministeriale. E infatti ora decide di sfidare la massima autorità scolastica con una lettera che somiglia a un pubblico ammonimento, a un richiamo – dal basso – perché l’istituzione educativa per eccellenza reclami un ruolo più forte e incisivo al tavolo dei decisori. "I nostri giovani e le loro famiglie – è la denuncia – non possono essere bombardati a tutte le ore del giorno e della notte da messaggi di terrore, da devastanti oscillazioni di tecnici e politici, senza avere un luogo in cui confrontarsi, esprimere dubbi e paure, sentire la condivisione". In pratica, la onlus accusa Bianchi di acquiescenza alla scala valoriale utilizzata dal governo per stabilire chi sta aperto – e in che termini – nonostante la pandemia, con le ragioni dei ragazzi e del sistema scolastico diventate contorno freddo al piatto caldo dei ristori che bolle ogni giorno sui media.

Prosegue il Cavalier Moreno: "Abbiamo un gigantesco compito di realtà a cui l’istituzione scuola si è sottratta e continua a sottrarsi dietro il paravento di ordinanze tecnico-scientifico-politiche. Abbiamo il compito di realtà di fornire consolazione e sostegno a milioni di giovani che stanno vivendo nell’incertezza e nella paura, quando noi stessi viviamo quella incertezza e quella paura, quando le maggiori autorità mondiali danno palesi segni di squilibrio". Secondo Maestri di strada, l’istruzione in presenza non può essere messa tra parentesi. Occorre invece "una mobilitazione generale per far funzionare" nonostante tutto "la scuola", nell’interesse dei ragazzi e del Paese.