Roberta Repetto (Ansa, foto dal profilo Facebook)
Roberta Repetto (Ansa, foto dal profilo Facebook)

Genova, 20 aprile 2021 - Una storiaccia ancora tutta da chiarire con accuse - ovviamente tutte da provare - molto brutte, quelle rivolte a un medico e un cosiddetto 'santone'. Secondo l'impostazione accusatoria, avrebbero causato la morte di una ragazza avvenuta tempo dopo l'asportazione di un neo, avvenuta  con un intervento effettuato nel centro olistico gestito dal 'santone', morte avvenuta in ottobre all'ospedale San Martino di Genova. Ne dà notizia l'agenzia Ansa.

La giovane si chiamava Roberta Repetto, ed era figlia dell'ex sindaco di Chiavari Renzo Repetto, che ha guidato la cittadina del Tigullio dal 1989 al 1993.

I carabinieri di Genova hanno arrestato hanno arrestato Paolo Oneda, medico chirurgo, dirigente medico di chirurgia generale all'ospedale di Manerbio (Brescia), e Vincenzo Paolo Bendinelli, presidente e guida spirituale del Centro olistico Anidra di Borzonasca (Genova),  accusati di omicidio volontario con dolo eventuale, violenza sessuale e circonvenzione di incapaci. Secondo le indagini, alla ragazza, che frequentava il centro, il medico aveva asportato un neo operando nell'agriturismo gestito dal 'santone' senza i dovuti accertamenti istologici. Dopo l'asportazione, si sarebbero sviluppate numerose metastasi.

Le accuse

La ragazza sarebbe stata operata sul tavolo di cucina del centro e senza anestesia, inserendo l'evento in un presunto processo di 'purificazione spirituale'. Lo hanno raccontato i genitori della vittima ai carabinieri. Nel corso dei mesi successivi, la donna, in preda a dolori lancinanti sarebbe stata continuamente rassicurata dagli indagati (insieme a medico e sanone sul registro degli indagati per concorso in violenza sessuale e circonvenzione di incapace anche una psicologa), circa la sua 'sicura guarigione' e, secondo gli inquirenti, privata di qualsiasi adeguato trattamento medico che invece sarebbe stato necessario. Gli approfondimenti investigativi medico-legali hanno accertato che l'intervento chirurgico effettuato e le successive conseguenti omissioni sono state in rapporto causale diretto con il decesso della giovane.

Curata con le tisane

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri dopo l'intervento, avvenuto sul tavolo della cucina e senza anestesia, Bendinelli e Oneda avrebbero prescritto alla donna "tisane zuccherate e meditazione". Alla comparsa dei dolori e del primo linfonodo "i due avrebbero omesso di indirizzarla verso specifiche cure mediche". Quando è comparso il secondo linfonodo "le hanno detto che era segno della risoluzione del conflitto" e che "stava drenando la parte tossica".