Sara Di Pietrantonio e Vincenzo Paduano
Sara Di Pietrantonio e Vincenzo Paduano

Roma, 1 giugno 2016 - Adesso Vincenzo Paduano, l’ex fidanzato trasformatosi in killer per Sara Di Pietrantonio, la studentessa bruciata viva dopo l’ultima lite, nella sua cella singola a Regina Coeli rivede con la memoria il film dell’orrore e ammette: «È stato un momento, ora ho paura». Dice di temere non meglio precisate «ritorsioni». Ma non ci vuole molta fantasia per immaginare che si riferisca a quella legge non scritta sempre in vigore nelle carceri, secondo cui i detenuti ‘veterani’ sono feroci con i nuovi entrati che hanno infierito su «soggetti fragili».

Stamani il vigilantes accecato dalla gelosia è stato portato davanti al gip per l’interrogatorio di convalida del fermo. E per oggi è fissata anche l’autopsia sul corpo della giovane vittima: un appuntamento cui il pubblico ministero Maria Gabriella Fazi si presenta con tre consulenti (un tossicologo, un radiologo e un anatomopatologo) perché «si vuole capire come Sara è morta, natura, causa e mezzi», al di là dell’evidenza delle gravi ustioni riportate dopo che Paduano l’aveva cosparsa di alcol per tirarle poi addosso una sigaretta accesa. Quindi, esauriti gli accertamenti medico-legali e quelli tecnici sui telefonini della vittima e del carnefice reo confesso, l’orientamento della Procura è di chiedere per Paduano il giudizio immediato, saltando il vaglio dell’udienza preliminare.

Tra le verifiche già avviate dagli investigatori della Squadra Mobile e d’ora in poi probabilmente affidate alla Scientifica, ci sarebbe anche quella sull’uso da parte di Paduano dell’applicazione «Trova il mio iPhone» per seguire passo passo i movimenti e i contatti della sua ex, in quel delirio di possesso che l’indagato ha finito per ammettere durante il lungo interrogatorio in Questura nella notte fra domenica e lunedì. A lui sarebbe bastato accedere a iCloud (la nuvola di Apple in cui ci si registra quando si configura lo smartphone) con la password della fidanzata, se la conosceva. O limitarsi a sfruttare la sua, se nei due anni della loro relazione sentimentale, proprio con quella avevano attivato l’iPhone di lei. Inoltre c’è da considerare che iCloud porta in dote fotografie e messaggi: Paduano, oltre a rintracciare Sara, anche nella notte maledetta tra sabato e domenica, potrebbe essere riuscito a monitorare gallerie di immagini e chat venendo a conoscenza di particolari della «nuova vita» della ragazza, cominciata un paio di settimane fa, dopo la separazione che aveva tutta l’aria di non essere una semplice pausa. E dalle dichiarazioni raccolte nelle indagini fra amici e parenti della vittima è emerso, fra l’altro, che da una settimana Paduano si era come eclissato, per ricomparire a casa di Sara sabato sera, prima che lei uscisse con un’amica per andare al pub e incontrarsi con l’ex compagno del liceo che aveva ripreso a frequentare. Nei giorni precedenti, invece, una tregua apparente nella sequenza di chiamate ed sms che, specie nell’ultimo periodo, tra le avvisaglie della crisi e la rottura aperta, Paduano avrebbe indirizzato a Sara e di cui lei, pur mostrandosi turbata agli occhi degli amici più intimi, non aveva fatto parola.

Intanto si sono presentati spontaneamente alla Polizia due ragazzi, tra i 18 e i 20 anni, che la notte della tragedia erano passati sui loro scooter per via della Magliana. Hanno raccontato di aver visto «due persone che litigavano». «La ragazza gesticolava verso l’uomo, ma non ha chiesto aiuto», hanno precisato. Forse Sara, pur essendo stata affiancata dall’auto di Paduano e costretta a fermarsi per l’ennesima discussione, in quel momento non pensava di correre un rischio mortale.