La showgirl Raffaella Carrà aveva 78 anni
La showgirl Raffaella Carrà aveva 78 anni
La madre di tutte le bionde del pop. Lady Carra, Raffaella Ciccone. Abbiamo avuto in casa, per decenni, Madonna molto prima che il mondo incoronasse la diva italoamericana quale unica stacanovista dominatrice di ogni discoteca e ipersessuata liberatrice da ogni dogma puritano, e abbiamo avuto in casa Gaga molto prima che soppiantasse – sorpassandola a sinistra – la 62enne comunque indomita Madonna. Le abbiamo avute in casa entrambe prima noi perché abbiamo avuto in casa Raffaella Carrà. "La più bella e la più brava di sempre", l’ha salutata Vasco Rossi, "che bella chiappa la mia Carrà", la definì Benigni quando ancora faceva ridere: entrambi hanno celebrato in due parole non solo quello che Raffa è stata per la tv italiana, ma anche e soprattutto l’immenso sorridente e rivoluzionario sogno sexy pop che – unica in Italia – ha incarnato da antesignana fin dagli anni Settanta del secolo scorso. Il bello – anzi, il brutto – è che allora, mentre lei era ancora il centro di quel sogno, qui da noi in molti iniziarono a trovare...

La madre di tutte le bionde del pop. Lady Carra, Raffaella Ciccone. Abbiamo avuto in casa, per decenni, Madonna molto prima che il mondo incoronasse la diva italoamericana quale unica stacanovista dominatrice di ogni discoteca e ipersessuata liberatrice da ogni dogma puritano, e abbiamo avuto in casa Gaga molto prima che soppiantasse – sorpassandola a sinistra – la 62enne comunque indomita Madonna. Le abbiamo avute in casa entrambe prima noi perché abbiamo avuto in casa Raffaella Carrà. "La più bella e la più brava di sempre", l’ha salutata Vasco Rossi, "che bella chiappa la mia Carrà", la definì Benigni quando ancora faceva ridere: entrambi hanno celebrato in due parole non solo quello che Raffa è stata per la tv italiana, ma anche e soprattutto l’immenso sorridente e rivoluzionario sogno sexy pop che – unica in Italia – ha incarnato da antesignana fin dagli anni Settanta del secolo scorso.

Il bello – anzi, il brutto – è che allora, mentre lei era ancora il centro di quel sogno, qui da noi in molti iniziarono a trovare persino giusto snobbarla, storcendo il naso per il troppo disimpegno, i troppi lustrini, i testi facili ("A far l’amore comincia tu", "Com’è bello far l’amore da Trieste in giù", "Pedro Pedro Pedro, Pedro pè") e "allegrotti" (autoironizzava l’autore Boncompagni), sempre le stesse "sambine". Non a caso a un certo punto Raffa quasi fuggì in Spagna e poi in America Latina, mentre i suoi dischi in Italia continuavano a riscaldare solo i cuori di poche ma gigantesche élites: quel grande popolo che trovava conforto nei colori della vita accesi dal lampo di una musica leggerissima – testo senza pensieri, ritmo orecchiabile e irresistibile, Rumore rumore – e in un ballo sfrenato, a occhi chiusi, nel mezzo della folla in discoteca o in solitario, in salotto e in cameretta.

Un grande popolo incarnatosi oggi per una di quelle strane magnifiche magie del pop (modello Abba) in migliaia di giovanissimi che hanno scoperto la Carrà – e immediatamente l’hanno amata – grazie agli omaggi delle tv in streaming, dal recentissimo ’Ballo ballo’ (’Explota Explota’) dell’uruguayano Nacho Alvarez interamente dedicato ai grandi successi anni ’70 della nostra con tanto di apparizione di Raffa al Colosseo negli ultimi minuti del film di Amazon Prime, o alle serie tv di mezzo mondo, dalla francese ’En tout cas’ all’inglese ’Trust’ alla spagnola ’Pasapalabra’.

"Per decenni sono stata considerata quella dell’ombelico, del tuca tuca o dei fagioli. Adesso che ho 75 anni dicono che ho fatto la rivoluzione", si sfogò la Carrà in un’intervista a Vanity Fair. Eppure era stato già tutto scritto dalla sociologa statunitense Camille Paglia, nel ’90: "È lei la vera femminista. Mostra alle ragazze come essere attraenti, sensuali, energiche, ambiziose, aggressive e divertenti, tutto allo stesso tempo. Non teme né disprezza il maschio, anzi, ne vede la bellezza. E ammira gli uomini che in realtà sono come le donne: transessuali e stravaganti drag queen, gli eroi e le eroine della ribellione di Stonewall del 1969, che diede inizio al movimento di liberazione gay", scriveva la studiosa femminista in un articolo del New Yok Times. Certo, il soggetto dell’articolo era Madonna: ma non c’è davvero alcuna differenza, no?

Nel ’77 con Fiesta e i suoi abiti flamenchi rossi ora dalle code spropositate e dalle spalle che eran trionfi di gale, ora attillatissime tute in lurex che esplodevano nelle ’zampe d’elefante’ Raffa è stata con dieci anni d’anticipo la Madonna della Isla Bonita. In bianco e nero, caschetto scolpito senza fronzoli e body sensualissimo a Milleluci nel ’74 – sulle note jazz di the Big Spender – Raffa era già stata la Madonna di Sex, 1992. E sempre nel ’74, la Madonna di Hang Up 2005 era stata completamente inventata dalla Raffa indiavolata di Rumore.

Bionde nell’anima, entrambe hanno lavorato senza tregua su se stesse per ovviare alle eventuali debolezze del "materiale originale" (la voce della Carrà non è mai stata quella di Mina, la voce della Ciccone non è mai stata quella della Streisand) e trasformarle in ingranaggi al servizio di una macchina da show. Una macchina fatta sì di danze e costumi splendenti coraggiosamente kitsch, ma anche di idee dirompenti e sesso liberato; una macchina così geniale, che alla fine si è sempre rivelata – loro due, donne operaie e visionarie – ben più grande della sola voce o del solo balletto.

"Ha una visione del sesso molto più profonda di quella di molte femministe. Vede sia l’animalità sia l’artificio. Cambiando continuamente i suoi costumi, incarna i valori eterni della bellezza e del piacere. Il femminismo dice: ’basta maschere’, lei dice che non siamo altro che maschere", scriveva ancora Paglia di Madonna (della Carrà?).

"Io non mi annoio mai. E se faccio spettacolo, provo a non annoiare gli altri. Se da spettatore vai oltre il piccolo schermo, le luci e le paillettes, capisci una cosa. La stessa che intuisci se mi guardi negli occhi. Con le mie canzoni, i miei balletti, i miei abiti più pazzi del mondo – diceva Raffa ancora in quell’intervista di tre anni fa – io ti coinvolgo e ti porto fuori dalle rogne quotidiane, dai problemi, dai conti che non tornano mai. Ti porto con me sulle nuvole".