Giulia Bongiorno e Raffaele Sollecito durante la conferenza stampa (AFP Photo)
Giulia Bongiorno e Raffaele Sollecito durante la conferenza stampa (AFP Photo)

Perugia, 3 luglio 2015 - RAFFAELE a Milano per scrivere un libro, un altro. Stavolta un unico filo conduttore: la sua ‘sofferenza’. Innocente in carcere per l’omicidio di Meredith Kercher. Raffaele giovane imprenditore che ottiene quasi 100mila euro di finanziamenti dalla regione Puglia per un progetto di ingegneria informatica e l’apertura, imminente, di un sito internet. Raffaele e il brevetto per pilotare i droni. Raffaele, la sua storia «complicata» con Greta (come scrive su Facebook), la hostess di Treviso conosciuta a 10mila metri di altezza. Il «signor nessuno» – la definizione fu del suo legale, Giulia Bongiorno – si sta riprendendo la sua vita. Un passo per volta «sperando che tutto finisca».

 

ECCOLO il nuovo abito di Raffaele, non più il «Forrest Gump» travolto dagli eventi, ma un giovane aspirante manager. Ora è in Lombardia con gli editor a battere sul computer «la vicenda umana, il travaglio interiore» patito nel processo più tristemente famoso del mondo; tra Milano, Venezia e Treviso accarezza la sua storia. Mentre a Bisceglie sta ristrutturando un casale di sua proprietà, ereditato dalla mamma, per farne la sede della nuova società informatica ed è pronto per il lancio in grande stile, «lo deve presentare e pubblicizzare finalmente come Raffaele, e non come imputato». «Vorrei proprio che finisse tutto e sono ansioso di leggere le motivazioni della sentenza per sapere i giudici che idea si sono fatti», continua a ripetere a chi gli sta accanto. E invece il giallo di Mez è una storia che, nonostante l’assoluzione definitiva in Cassazione, non vuole andare in archivio. Chiudi una porta e lei fa capolino con tutti gli irrisolti e le dispute.

 

DA QUEL 27 marzo, quando la V Sezione di piazza Cavour ha cancellato per sempre condanne e responsabilità, Sollecito ha solcato ancora le aule di giustizia. A Firenze incassando un rinvio a giudizio per diffamazione nei confronti del magistrato, Giuliano Mignini, il suo grande accusatore, per le critiche riportate nel suo «Honor Bond: andata a ritorno all’inferno con Amanda Knox». E ora ci riprova a raccontarlo questo abisso senza timore di querele. «Lo scriva pure che non mi è proprio bastato», va giù duro Francesco Sollecito, il padre-tutor del giovane Raffaele. «Sarebbe di comune buonsenso se i protagonisti di questa vicenda che ha già prodotto tanta sofferenza avessero cura di fare maggiori riflessioni», commenta. «Al di là delle polemiche rimane il fatto che c’è una sentenza di assoluzione non più impugnabile. Non si capisce perché occorre arrivare all’esasperazione».

Quanto al processo fiorentino per diffamazione Sollecito si sarebbe «aspettato» che «Mignini ritirasse la querela. Mio figlio ha il sacrosanto diritto di ritenere che gli inquirenti abbiano commesso degli errori. Se non ci fossero stati tutti questi errori non sarebbe finito in carcere». Ma tra Bisceglie e Giovinazzo, la roccaforte dei Sollecito, il 27 marzo ha segnato il giorno della svolta. E a parte un viaggio all’estero Raffaele si è buttato a capofitto nei progetti da ragazzo libero.

«Raffaele mi sta dando grandi soddisfazioni: l’impegno nel lavoro, la voglia di vivere la sua quotidianità, la riconquista della sua vita». Poi papà Sollecito torna indietro. Ai giorni subito dopo il verdetto finale. La gioia immensa e un piccolo segno tangibile che tutto è finito. Il passaporto da restituire. «Andai io a riprenderlo in questura – racconta – non volevo trasformare in uno show anche quel momento. Una piccola cosa che dice tanto. Raffaele è andato all’estero un mese e mezzo dopo, nessuna voglia di ‘fuggire’ ma, finalmente, la possibilità di scegliere».

E sulla nuova bagarre giudiziaria Mignini-Luca Maori (quest’ultimo è il legale del giovane) e le critiche del pm, contenute nella denuncia, alla decisione di piazza Cavour «imprevedibile e anomala» dai Sollecito arriva una censura: «Le sentenze vanno rispettate e i magistrati non possono non farlo».