Un frame dello sfogo di Beppe Grillo, 73 anni, su Facebook, per la vicenda del figlio
Un frame dello sfogo di Beppe Grillo, 73 anni, su Facebook, per la vicenda del figlio
di Elena G. Polidori Urla, pugni sbattuti, la folta criniera bianca agitata come il mare in tempesta e il cuore di padre trafitto dal dolore. È un Beppe Grillo mai visto quello che ieri ha fatto irruzione sul web dal suo blog per attaccare la Procura sarda che accusa suo figlio Ciro di violenza sessuale. Un Grillo che non perde il vizio di attaccare i giornali che parlano della vicenda ma che, soprattutto, usa la sua dialettica piena di sarcasmo e paradosso mixati per attaccare i magistrati ("perché non li avete arrestati?", strilla riferendosi al gruppo degli amici del figlio) e quindi sentenzia: "È innocente, non lo capite che è innocente?". "Ormai sono due anni, sono stufo – ecco l’apice della sua arringa – se dovete arrestare mio figlio, perché non ha...

di Elena G. Polidori

Urla, pugni sbattuti, la folta criniera bianca agitata come il mare in tempesta e il cuore di padre trafitto dal dolore. È un Beppe Grillo mai visto quello che ieri ha fatto irruzione sul web dal suo blog per attaccare la Procura sarda che accusa suo figlio Ciro di violenza sessuale. Un Grillo che non perde il vizio di attaccare i giornali che parlano della vicenda ma che, soprattutto, usa la sua dialettica piena di sarcasmo e paradosso mixati per attaccare i magistrati ("perché non li avete arrestati?", strilla riferendosi al gruppo degli amici del figlio) e quindi sentenzia: "È innocente, non lo capite che è innocente?". "Ormai sono due anni, sono stufo – ecco l’apice della sua arringa – se dovete arrestare mio figlio, perché non ha fatto niente, allora arrestate anche me perché ci vado io in galera".

Il Grillo che non ti aspetti è tutto qui. Esce allo scoperto, per la prima volta, per difendere la famiglia, in un momento di passaggio drammatico per il M5s ma soprattutto dopo che i giornali hanno raccontato alcuni dettagli nuovi del caso con la deposizione, raccolta dai magistrati di Tempio Pausania, di come sarebbe avvenuta la violenza. Una vittima che Grillo sembra considerare una bugiarda; ci ha messo otto giorni per andare a denunciare il fatto. E allora come si fa a crederle? Quasi un classico della letteratura giudiziaria intorno agli stupri.

Il video, lungo poco più di un minuto e mezzo, è intitolato “Giornalisti o giudici?”. E così ha esordito: "Mio figlio – è parola dell’’Elevato’ – è su tutti i giornali come stupratore seriale insieme ad altri tre ragazzi. Io voglio chiedere perché un gruppo di stupratori seriali, compreso mio figlio dentro, non sono stati arrestati. La legge dice che gli stupratori vengono arrestati e messi in galera e interrogati in galera o ai domiciliari. Sono liberi da due anni, ce li avrei portati io in galera a calci nel culo. Allora perché non li avete arrestati? Perché vi siete resi conto che non è vero niente, non c’è stato niente perché chi viene stuprato e fa una denuncia dopo 8 giorni vi è sembrato strano. Se non avete arrestato mio figlio arrestate me perché ci vado io in galera". A difesa del figlio, Grillo ha citato poi un filmato girato dai ragazzi durante la serata. "C’è tutto il video, passaggio per passaggio, si vede che è consenziente, si vede che c’è il gruppo che ride, che sono ragazzi di 19 anni che si stanno divertendo, che sono in mutande e saltellano col pisello di fuori così perché sono 4 coglioni, non 4 stupratori".

Per i 5 stelle, quest’uscita di Grillo è stata più motivo d’imbarazzo che di altro, tanto che le reazioni a suo favore si contano sulle dita delle mani, compresa quella di colui che è ormai un ex, come Alessandro Di Battista, e a cui potrebbe fare anche buon gioco un Grillo più debole accanto a un Giuseppe Conte futuro leader sempre più incerto sul da farsi e che, nei giorni scorsi, si è visto respingere proprio dall’’Elevato’ l’idea di archiviare il simbolo storico del Movimento per sostituirlo con uno nuovo dove compaia solo il nome dell’ex premier. Insomma, proprio ora che il partito naviga in acque interne agitate, con la questione Casaleggio ancora tutta da risolvere, non ci voleva che la questione familiare di Grillo riacquistasse visibilità, con il figlio Ciro che giovedì scorso è stato rei-interrogato giovedì sera dal procuratore capo di Tempio Pausania, Gregorio Capasso. Il rinvio a giudizio, tra le fila dei 5 stelle, è dato quasi per scontato e ci si interroga sul contraccolpo mediatico che potrà subire il Movimento nel caso di una condanna, seppur in primo grado, per violenza sessuale. "Sarebbe stato meglio che Beppe fosse stato zitto – dicono nelle fila parlamentari grilline, in forte imbarazzo – possiamo capire il dolore di un padre, ma le parole sulla vittima sono inaccettabili".