Doriano Rabotti In principio fu John McEnroe, ma anche lui a un certo punto mise la sicura alla lingua. In età più che adultà, per carità: "Sarebbe stato meglio tacere e non dire quello che penso vista la polemica che si è generata", ammise il re dei litigi con gli arbitri, dopo aver sostenuto che Serena Williams...

Doriano

Rabotti

In principio fu John McEnroe, ma anche lui a un certo punto mise la sicura alla lingua. In età più che adultà, per carità: "Sarebbe stato meglio tacere e non dire quello che penso vista la polemica che si è generata", ammise il re dei litigi con gli arbitri, dopo aver sostenuto che Serena Williams non sarebbe stata nelle prime 700 posizioni giocando contro gli uomini. Il caso Di Francisca-Velasco, al di là del merito (che può essere giusto) e dei tempi (sbagliati) delle critiche espresse dalla ex regina del fioretto, ripropone l’antico dilemma: è più costruttivo avere a che fare, nello sport come nella vita, con persone che prima di parlare pensano, oppure la verità splende più facilmente sulla lingua genuina e appuntita di chi non si pone il problema di filtrare la propria opinione? Quanta verità utile al dibattito c’è, nella voce della coscienza che a volte parla per bocca dei non allineati?

Elisa Di Francisca sui social è una ’Leonessa africana’, non ha mai avuto problemi a dire o a scrivere ciò che pensa delle colleghe. In generale lo sport è pieno di atleti che dicono cose banali e schierate, quindi fa ancora più scalpore quando qualcuno non accetta di stare nei binari. I Pozzecco, gli Zeman, i Mourinho si notano di più perché lo sfondo su cui si muovono è anonimo. Lo stesso Velasco fu il bersaglio di una profezia di Andrea Lucchetta, quando il ct puntò su un altro centrale (Pasquale Gravina): "Magari tra pochi anni Gravina farà il pescatore", disse Crazy Lucky. Il tempo dimostrò che si sbagliava. Non sempre la coscienza ci prende, quando parla.