di Massimo Donelli C’era una volta la tv del dolore. Casi umani disperati. E spettacolarizzati per scalare l’auditel. Uno scempio, diciamolo. Di successo, perché estremamente rassicurante: "Non lamentarti della nostra vita, guarda come stanno messi questi qui". Poi è arrivata la tv dell’orrore. Capostipite il delitto di Cogne (2002) ovvero l’uccisione, tra le mura domestiche di uno chalet in Val d’Aosta con vista mozzafiato sul Gran Paradiso, del piccolo Samuele Lorenzi, 38 mesi di vita, secondogenito di Stefano, 34 anni, e della moglie Annamaria Franzoni, 31 anni. Lei fu interprete, al ‘Maurizio Costanzo Show’, di una indimenticabile performance lacrimosa e autoassolutoria il cui scopo, non dichiarato ma evidente, era condizionare il percorso giudiziario che sarebbe partito di lì a poco....

di Massimo Donelli

C’era una volta la tv del dolore. Casi umani disperati. E spettacolarizzati per scalare l’auditel. Uno scempio, diciamolo. Di successo, perché estremamente rassicurante: "Non lamentarti della nostra vita, guarda come stanno messi questi qui". Poi è arrivata la tv dell’orrore. Capostipite il delitto di Cogne (2002) ovvero l’uccisione, tra le mura domestiche di uno chalet in Val d’Aosta con vista mozzafiato sul Gran Paradiso, del piccolo Samuele Lorenzi, 38 mesi di vita, secondogenito di Stefano, 34 anni, e della moglie Annamaria Franzoni, 31 anni. Lei fu interprete, al ‘Maurizio Costanzo Show’, di una indimenticabile performance lacrimosa e autoassolutoria il cui scopo, non dichiarato ma evidente, era condizionare il percorso giudiziario che sarebbe partito di lì a poco. Operazione se non dannosa, certamente inutile, giacché la mamma di Cogne fu condannata nel 2008 a 16 anni di reclusione (dal 2014 agli arresti domiciliari, dal 2019 è in libertà).

Nulla, comunque, rispetto al telecarnevale horror di Avetrana (2010), paesotto con poco più di seimila anime in provincia di Taranto e palcoscenico mediatico su cui, partendo dall’assassinio di Sarah Scazzi, 15 anni, andò in scena il peggior spettacolo noir nella storia della Tv italiana. Protagonisti Cosima Serrano, 54 anni, il marito Michele Misseri, 56 anni, la loro figlia Sabrina, 22 anni, rispettivamente zii e cugina di Sarah. Dal 26 agosto, giorno del delitto, al 6 ottobre, giorno del ritrovamento del cadavere in un pozzo di raccolta delle acque, Cosima, Michele e Sabrina imperversarono in diretta tv dal salotto di casa manifestando la loro disperazione per la scomparsa della fanciulla. Fino a quando zio Michele, come lo chiamavano tutti in paese, confessò di aver trasportato il corpo senza vita di Sarah dal suo garage al pozzo. Prima, disse di averla uccisa lui. Poi, venne fuori che copriva moglie e figlia, ideatrici ed esecutrici del delitto, provocato dall’astio di Sabrina nei confronti della cugina. Ergo: 8 anni di carcere per il capofamiglia, ergastolo per le due donne. E nelle motivazioni della sentenza i giudici di Cassazione sottolinearono che Sabrina aveva "strumentalizzato i media" e deviato le investigazioni come "astuto e freddo motore propulsivo" verso "piste fasulle".

Tant’è, ecco, undici anni dopo, altre due donne piangenti in tv con regolamentare appello dai microfoni di ‘Chi l’ha visto?’ per ritrovare la parente scomparsa. Stavolta si tratta di Silvia e Paola Zani, 27 e 19 anni, figlie di Laura Ziliani, 55 anni, vedova dal 2012, ex vigilessa, bresciana di Temù, alta Valcamonica, sparita l’8 maggio e ritrovata morta, seminuda, l’8 agosto proprio nel paesino montano, a due passi dal fiume Oglio. Milioni di telespettatori hanno visto piangere Silvia e Paola in Tv, i visi nascosti da mascherine anti Covid e occhiali, i capelli in disordine di chi si trascura perché inghiottito dalla disperazione di una tragedia personale. Ieri le sorelle sono finite in cella: tutti gli elementi raccolti fin qui dai carabinieri e portati all’esame del sostituto procuratore Caty Bressanelli, 46 anni, infatti, indicano che hanno ideato ed eseguito l’omicidio della madre con la complicità di Mirto Milani, 27 anni, fidanzato di Silvia. Movente: i soldi, o meglio un immobile che i tre volevano trasformare in bed and breakfast.

Stop. Può bastare. Basta certamente per capire che nella tv dell’orrore il peggio lo danno i cittadini comuni, protagonisti di un genere, quello dei delitti familiari, in cui c’è sempre una prossima puntata. Perché la cronaca nera, censurata durante il fascismo, spettacolarizzata nel Dopoguerra dai rotocalchi (Gente, Oggi) e, infine, inghiottita dai contenitori televisivi del pomeriggio, nonché da trasmissioni ad hoc come ‘Quarto Grado‘ e la già citata ‘Chi l’ha visto?’, la cronaca nera, dicevo, è garanzia di ascolti. Infatti, seduce e rassicura. Se, infatti, il mostro è sempre quello della porta accanto, vuoi mettere quant’è meglio la tua vita, per quanto sgangherata sia?