Lucetta

Scaraffia

La lettera del cardinale Marx è un forte atto di accusa nei confronti dell’istituzione ecclesiastica sul problema drammatico degli abusi sessuali: tante parole, tanti buoni propositi, ma poi poco sembra cambiare dopo gli scandali emersi.

L’unica cosa che cambia davvero è l’atteggiamento dei fedeli, sempre più lontani, indifferenti e sospettosi verso le gerarchie, e quindi anche meno disposti a sostenere economicamente la chiesa.

Nei Paesi dove si è avviato un processo di indagine interna – in Francia, dove le organizzazioni delle vittime hanno sostenuto le denunce, in Germania, dove è stata chiesta un’indagine esterna – è emerso un livello di corruzione e di marcio difficilmente immaginabile.

Dovremmo credere che l’Italia e altri Paesi, dove non è stato fatto nulla di simile, siano immuni da questa piaga?

Come ha lucidamente scritto il cardinale Marx, non è un problema di mele marce, ma un disastro del sistema che deve essere affrontato con verità e coraggio.

Le sue dimissioni mettono il dito sulla piaga, impediscono che si continui con comportamenti falsi: dichiarazioni contro gli abusi, ma paralisi di fronte al male.

La risposta di papa Francesco, nel respingere le dimissioni, è ineccepibile sul piano teorico – non bisogna mai abbandonare il campo di battaglia – ma ha l’effetto di smorzare la denuncia di Marx, perché propone di continuare una lotta che forse non è mai veramente iniziata.