Roberto

Pazzi

Sembra un cerchio perfetto il tempo consumatosi fra un Natale e quello passato. E così a tavola, nella festa più cara a grandi e piccini, la fine del cerchio tornerà magicamente a sfiorare l’inizio, pronto per la ripartenza a Capodanno, che cade sempre lo stesso giorno di Natale. A segnare così il ripetersi delle abitudini, nella cui inossidabile durata consiste la più credibile parvenza della felicità, secondo Proust, perché la loro ciclicità somiglia all’eternità. La gioia s’invera nel ritrovarsi, all’ombra delle tradizioni che nel Bel Paese sono così ricche e diverse da regione a regione. Nel rivedersi ancora, nel poter dire l’un all’altro, siamo ancora qui, a farci compagnia, raccontami cosa hai fatto in tutto questo tempo, che cosa progetti, quali speranze, quali novità, che cosa ti è successo dall’ultima volta.

Il romanzo della nostra vita non lo raccontiamo mai con tanta gioia come il giorno di Natale ai cari che non vedevamo da qualche tempo, perché è nell’assenza che ritroviamo il gusto della presenza, se è vero che "l’acqua l’insegna la sete". La convivialità è la cifra più antica della nostra felicità. E si rinnova nel piacere dei sensi, grazie a una cucina particolarmente ricca com’è quella italiana, che il mondo ci invidia. E si esalta nella cura della carne, dopo quella dell’anima, nel giorno che per i credenti è quello natale del Signore, per i laici è la festa degli affetti.