Presentato alla Festa del Cinema di Roma il corto di Gabriele Muccino Calabria terra mia: 8 minuti sul viaggio di una coppia innamorata (Raoul Bova e la compagna Rocio Muñoz Morales) in gita in Calabria. Tuttavia il clima di Festa non aiuta a nascondere la polemica sotto il red carpet. Lo spot del regista romano sembra una fiera campionaria di prodotti calabresi – i bergamotti, le clementine, i fichi – più che un mezzo...

Presentato alla Festa del Cinema di Roma il corto di Gabriele Muccino Calabria terra mia: 8 minuti sul viaggio di una coppia innamorata (Raoul Bova e la compagna Rocio Muñoz Morales) in gita in Calabria. Tuttavia il clima di Festa non aiuta a nascondere la polemica sotto il red carpet. Lo spot del regista romano sembra una fiera campionaria di prodotti calabresi – i bergamotti, le clementine, i fichi – più che un mezzo per scoprire angoli di una terra affascinante. "Mancavano solo le cipolle di Tropea e le patate della Sila, poi il negozio era completo", ironizza il cantante Ivan Colacino. Muccino sceglie il tasto più prevedibile, il ‘balcone di Tropea’ o il mare cristallino di Capo Vaticano, invece di raccontare le radici millenarie di paesi che hanno un’anima vera rispetto a una Calabria costiera distrutta dall’urbanizzazione. Né basta piazzare un asino o i ragazzotti con la coppola, usciti dal backstage del Padrino. "Una realtà goffamente artefatta e stereotipata", inveisce il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà.

Il regista si affida alla pellicola patinata, baci e corpi seducenti, sfavillanti, tanto da risultare a tratti insignificanti. "Si sono dimenticati semplicemente della Calabria", dice l’attore Sergio Crocco: "Un video che inizia con una mano maschile sulla coscia di una ragazza, prosegue con il finocchietto nella soppressata (neanche le basi, maledetti) e termina con un senso di vuoto universale. La mia Calabria non c’è. Ci sono solo i miei soldi". Appunto, il denaro. E qui i calabresi non fanno tesoro del loro vecchio detto: A megghiu parola è chija chi no nesci da vucca ("miglior parola è quella che non esce di bocca"), anzi danno la stura alle critiche sul costo degli 8 minuti di corto (6 se si tiene conto dei titoli di coda). L’opera, commissionata dalla defunta governatrice Jole Santelli, è costata 1,6 milioni, 3.300 euro al secondo.

Fa storcere il naso anche il ricorso a un attore romano come Bova, ‘calabrese’ solo perché il papà era di Roccella Jonica. Qualcuno ci scherza su: "Non era meglio rifare lo spot con Ringhio Gattuso, che almeno ci metteva il cuore calabrese?".

Nino Femiani