Tommaso Strambi altra mattina un amico, docente universitario di diritto penale, mi ha fermato per strada. Lì per lì pensavo volesse parlare delle ultime vicende della magistratura italiana (da Palamara a Davigo, passando per la loggia Ungheria). Mi sbagliavo. Voleva evidenziare come, sempre più spesso, ci sia un forte gap tra la vita reale e la rappresentazione che ne dà la televisione. Già, guardando il piccolo...

Tommaso

Strambi

altra mattina un amico, docente universitario di diritto penale, mi ha fermato per strada. Lì per lì pensavo volesse parlare delle ultime vicende della magistratura italiana (da Palamara a Davigo, passando per la loggia Ungheria). Mi sbagliavo. Voleva evidenziare come, sempre più spesso, ci sia un forte gap tra la vita reale e la rappresentazione che ne dà la televisione. Già, guardando il piccolo schermo, sembra di vivere in un altro mondo. La quotidianità, invece, ci racconta storie di adulti e giovani, anziani e bambini alle prese con la propria esistenza stravolta da un virus invisibile. Storie che ci passano accanto, fino a sfiorarci, e delle quali non ci accorgiamo. Immersi come siamo in un frullatore del tempo, senza mai un attimo. Proprio come è accaduto ad Angelo (nome di fantasia per rispettarne la privacy), l’uomo di 71 anni trovato morto nella sua casa a Pavia dopo tre mesi. Una vita conclusa in piena solitudine, anche per colpa del Covid. Nonostante un lavoro prima della pensione e qualche parente a Binasco alle porte di Milano, Angelo, poco alla volta, si era ritirato dalla vita di relazione.

Ma anche i parenti si erano rarefatti. "Colpa delle restrizioni dovute al Coronavirus", si giustificano ora. L’unico contatto con il mondo esterno erano le uscite per comprare il latte e il pane. Ogni tanto, invece, saliva su un bus e partiva. Senza meta. Gli occhi fissi fuori dal finestrino. A guardare, a osservare luoghi e personaggi che correvano veloci. Veloci e indaffarati come coloro che negli ultimi mesi non vedendolo non si sono preoccupati. L’anziano era come sparito. Inghiottito dalla frenesia della vita. A nessuno è venuto in mente di passare da casa sua. "Sarà uscito", avranno pensato i parenti non trovandolo al telefono. Almeno speriamo. Sta di fatto che lui era lì. A pochi metri da tutti. Disteso ai piedi del letto, ucciso da un malore improvviso. E dall’indifferenza. Vinto dalla vita. Il suo corpo esanime è un ammonimento a guardarci di più intorno. A non passare accanto gli uni gli altri indifferenti. Eccola la vita reale, che Angelo almeno non sia morto invano.