Liliana Dell’Osso Il motore che spinge alla vendetta è quasi sempre un sentimento di profonda avversione, di intensa ostilità, di odio rancoroso verso l’autore di un’offesa, reale o presunta. Istinto primitivo e primario, il desiderio di vendetta è sostenuto dalla convinzione di aver subito un torto ‘grave’ (a proprio insindacabile giudizio), da cui scaturisce il bisogno di ripagare...

Liliana

Dell’Osso

Il motore che spinge alla vendetta è quasi sempre un sentimento di profonda avversione, di intensa ostilità, di odio rancoroso verso l’autore di un’offesa, reale o presunta. Istinto primitivo e primario, il desiderio di vendetta è sostenuto dalla convinzione di aver subito un

torto ‘grave’ (a proprio insindacabile giudizio), da cui scaturisce il bisogno di ripagare con la stessa moneta colei che ha causato una condizione di sofferenza intollerabile. Proprio come nel caso di Ivrea dove un padre si è tolto la vita durante una videochiamata con la figlia di soli sei anni. La polarizzazione mentale sul danno subito e sui modi per vendicarsi acquista, nel tempo, una centralità assoluta nella coscienza, alimentando ruminazioni ingravescenti fino a che

la vendetta non viene messa in atto. Una vendetta talora indiretta, che non colpisce l’offensore, ma trasversale, agita attraverso l’uso dei figli. Un ‘uso’ bieco, improntato alla negazione della autonomia filiale, che nei casi estremi (cosiddetta Sindrome di Medea) può giungere all’omicidio, seguito dal proprio suicidio. Altre volte il minore viene usato (abusato) in una dialettica di coppia deteriorata, mettendo in atto comportamenti di "alienazione parentale". Figlio non riconosciuto nella sua alterità, ma sentito come una propria protesi, o, in alternativa, un mero oggetto da usare, negandogli il ruolo di soggettività autonoma.

In assenza di elementi clinici e anamnestici, le ipotesi psicopatologiche in questo caso sono varie. Dai ripetuti comportamenti di stalking riportati, sembrerebbe piuttosto coinvolta la dimensione dell’impulsività, nel

contesto di un disturbo di personalità narcisistica e antisociale, con deficit di empatia, noncuranza del dolore dell’altro, se non, addirittura, una sottile convinzione che l’altro (con

il suo comportamento svalutante) abbia meritato di essere colpito duramente.

* Presidente nazionale

del Collegio degli Ordinari

di Psichiatria