Guido

Bandera

Non si fanno rivoluzioni col permesso del re. I giacobini non domandarono al governatore di Parigi l’autorizzazione ad assaltare la Bastiglia. Ma a Milano, dove domani per il sedicesimo sabato di seguito manifesteranno i no green pass (o più banalmente no vax), davvero non si fa la storia. Al massimo si fa la cronaca dell’ennesimo complicato compromesso fra ordine pubblico, la cui cura è pur sempre dovere del Governo, e diritto di protesta, assicurato dalla Costituzione.

Arriviamo da quattro

mesi di cortei, regolarmente non autorizzati, su cui anarchici e post fascisti si sono contesi a lungo la leadership per scopi tutt’altro che legati alla questione dei vaccini. Dopo denunce e qualche fermo, con un crescendo di tensioni in città, non abbiamo risolto ancora nulla. Nessuna trattativa con gli organizzatori ha portato a risultati, se non i malumori del commercio che sta rischiando di perdere affari tanto a lungo attesi nei giorni del lockdown. E quel punto di equilibrio fra le libertà di tutti non è stato trovato né con la linea morbida né con i manganelli. L’esercizio della saggezza e della tolleranza nei confronti dei manifestanti, che in queste settimane non hanno mai rispettato percorsi concordati e sedi previste per i presìdi, si è mostrato un’arma spuntata quanto quella della fermezza. Restano paure, rabbie e dubbi. Fino a quando?