Gianni Alemanno
Gianni Alemanno
Il rapporto malsano tra politica – in particolare gli amministratori locali (sindaci e governatori) – e giustizia ha radici antiche, ma dallo scoppio di Tangentopoli è diventato un male incurabile. Le carriere politiche spezzate dalle inchieste di Mani Pulite non si contano: ai tempi, bastava un avviso di garanzia per diventare un reietto della società. In quei tempi bui fece clamore l’arresto, eseguito nottetempo, dell’intera giunta regionale pentapartito dell’Abruzzo, spiccato il 3 ottobre 1992 dal pm Fabrizio Tragnone che forse voleva emulare il più famoso suo collega molisano, Tonino Di Pietro. L’arresto ‘casa per casa’ portò (record a oggi ineguagliato), al fermo del presidente della Regione, il democristiano Rocco Salini, e di otto assessori, accusati di abuso d’ufficio e falso. Un...

Il rapporto malsano tra politica – in particolare gli amministratori locali (sindaci e governatori) – e giustizia ha radici antiche, ma dallo scoppio di Tangentopoli è diventato un male incurabile. Le carriere politiche spezzate dalle inchieste di Mani Pulite non si contano: ai tempi, bastava un avviso di garanzia per diventare un reietto della società.

In quei tempi bui fece clamore l’arresto, eseguito nottetempo, dell’intera giunta regionale pentapartito dell’Abruzzo, spiccato il 3 ottobre 1992 dal pm Fabrizio Tragnone che forse voleva emulare il più famoso suo collega molisano, Tonino Di Pietro.

L’arresto ‘casa per casa’ portò (record a oggi ineguagliato), al fermo del presidente della Regione, il democristiano Rocco Salini, e di otto assessori, accusati di abuso d’ufficio e falso. Un fatto epocale che finì persino sul New York Times.

L’inchiesta ‘Pop’ (i fondi regionali Ue) fu demolita solo nel 1997, ma nel silenzio generale: tutti assolti in Cassazione. Il ras della Dc abruzzese, Remo Gaspari, all’epoca, tuonò contro "i metodi da Gestapo" e profetizzò: "L’inchiesta diventerà un certificato di buona condotta per tutti noi". Aveva ragione lui. Il pm Tragnone, oggi scomparso, fece carriera: divenne procuratore capo in Sardegna, poi nelle Marche. Ma con le storie degli abusi di Tangentopoli non se ne esce. Ci vorrebbe un libro per ricordarle tutte.

La notizia di ieri è che l’ex sindaco di Roma, ma anche ex esponente storico della destra sociale nel Msi e in An, Gianni Alemanno, è stato assolto dalla pesante accusa di corruzione nell’inchiesta ‘Mondo di mezzo’ voluta dalla procura di Roma. Alemanno si ritrovò la carriera politica distrutta.

Per Alemanno, ieri, è stata "la fine di un incubo", ma di incubi simili se ne vedono fin troppi. Specie tra i sindaci. I primi cittadini sono arrivati a manifestare, davanti al Parlamento, il 7 luglio, con a capo il presidente dell’Anci, il sindaco di Bari, Antonio Decaro (Pd), per chiedere l’abolizione del reato di abuso d’ufficio. "Siamo venuti a costituirci" il grido.

Grande scalpore, di recente, ha fatto il caso dell’ex sindaco di Lodi, Simone Uggetti (Pd): arrestato a maggio 2016 per due piscine scoperte (sic), si fa dieci giorni in carcere, poi i domiciliari. In primo grado viene condannato a 10 mesi e viene assolto solo un mese fa, in corte d’appello "perché il fatto non sussiste". Di Maio scrive una lettera aperta al ‘Foglio’ per scusarsi per la campagna al veleno del M5s, ma il procuratore capo di Lodi, Domenico Chiaro, nega l’evidenza: "La tesi non era campata in aria". L’Uggetti di allora, nelle foto di oggi, è irriconoscibile. Sembra un’altra persona.

Tragica, invece, la vicenda di Filippo Penati. L’ex esponente milanese del Pci-Pds-Ds è morto, nel 2019, peraltro a pochi mesi di distanza dal suo accusatore, il procuratore Walter Mapelli, per il cancro che lo ha logorato dopo infiniti processi. Nel 2017, finalmente, la Corte d’Appello di Milano lo mandava assolto per il ‘sistema Sesto’ in quella che veniva chiamata "la Stalingrado d’Italia", Sesto San Giovanni. Un (presunto) groviglio di corruzione e malaffare bollato, in Appello, come "indagini lacunose e superficiali", ma Penati ci ha rimesso la salute e, poi, la vita.

Non tutti hanno la tempra di Antonio Bassolino: si ricandida a sindaco di Napoli a testa alta, dopo 19 assoluzioni, ma ammette: "Gli amministratori spesso non decidono, terrorizzati dalle inchieste". Beffardo il sorriso di Luigi detto ‘Gigi’ Meduri. Governatore della Calabria dal 1999 al 2000, democrat di rito ex dc appassionato e arguto, arrestato nel 2015, finì ai domiciliari per tre mesi per una tangente Anas: è stato assolto solo pochi mesi fa. Ovviamente, "il fatto non sussiste". Meduri subì una pesantissima gogna mediatica da parte dei 5Stelle (compresi i suoi big nazionali) che si chiedevano sospettosi "perché frequenta il Transatlantico. Fa il lobbista?!". No, a ‘Gigi’ piaceva ‘lo struscio’ e le chiacchiere, da vecchio politico di razza. Almeno lui, è tornato a farle.