di Alessandro Belardetti Era il 30 novembre 2005 quando l’artista salentino 75enne Roberto Buttazzo – famoso per inserire in modo sobrio nelle sue raffigurazioni religiose volti di personaggi locali – completava il primo ‘pezzo’ del trittico che il Comune di Lequile, nel Leccese, gli aveva commissionato per circa 8mila euro. L’intenzione dell’amministrazione comunale era quella di collocare le tre pale sulle pareti del presbiterio della Assunta, nella chiesa madre. Poi qualcosa si è inceppato e dopo sedici anni, solo un’opera è nella sagrestia. Le altre due a casa del maestro. La commissione della curia leccese, preposta alla...

di Alessandro Belardetti

Era il 30 novembre 2005 quando l’artista salentino 75enne Roberto Buttazzo – famoso per inserire in modo sobrio nelle sue raffigurazioni religiose volti di personaggi locali – completava il primo ‘pezzo’ del trittico che il Comune di Lequile, nel Leccese, gli aveva commissionato per circa 8mila euro. L’intenzione dell’amministrazione comunale era quella di collocare le tre pale sulle pareti del presbiterio della Assunta, nella chiesa madre. Poi qualcosa si è inceppato e dopo sedici anni, solo un’opera è nella sagrestia. Le altre due a casa del maestro. La commissione della curia leccese, preposta alla valutazione delle opere d’arte da collocare nei luoghi di culto, chiese e cappelle, dopo aver analizzato il primo affresco, ‘Traslazione delle reliquie di San Vito martire a Lequile’, l’ha ritenuto "di fattura stupenda, ma non adeguato al contesto". Così i restanti dipinti del progetto, deliberato dalla giunta del sindaco Fabio Lettere, sono stati anni in stand-by.

Cosa non è piaciuto alla curia nella sua opera?

"È un dispetto che fanno a me, non è una questione di gusto. Basti pensare che Caravaggio faceva diventare le donne di facili costume delle Madonne. E con Giotto i modelli umani diventavano capolavori sulla tela. Io faccio così. La curia tiene le pareti vuote per non mettere le mie opere".

È vero che nel quadro colui che solleva le reliquie del santo è l’ex assessore ai Lavori pubblici, Antonio Mancarella?

"Mi hanno commissionato tre opere da mettere nella chiesa madre del mio paese e ho accettato. Il parroco ha fatto posare i modelli e tra i questi c’era l’assessore Mancarella, io non sapevo nemmeno che ruolo avesse. Dovevo rappresentare l’arciprete dell’epoca che solleva le reliquie, Mancarella è di corporatura robusta e andava bene nella scena. Siccome c’era l’opposizione che dava battaglia per fare cadere l’amministrazione, si è inventata questo caso: ’ecco cosa fanno coi soldi pubblici, mettono gli assessori nei quadri sacri’".

L’assessore si è risentito di questo?

"Macché. La giunta del sindaco cadde e io offrì il quadro al nuovo sindaco. Ma nessuno lo voleva. Il mio avvocato scrisse all’amministrazione, ma niente. L’ufficiale giudiziario impose di la ricezione in modo coatto".

Ci sono altri volti noti locali? Si dice che voleva raffigurare anche l’ex sindaco Lettere e l’ex assessore Filograna.

"No, solo cittadini comuni".

Il Comune le aveva chiesto di non prendere in prestito persone reali?

"Assolutamente no. Mi hanno solo chiesto di non inserire uomini politici nelle due tele restanti. Le ho finite 4 anni fa e sono in casa mia".

Dove le hanno proposto di collocare l’affresco?

"Nel 2008 mi venne proposto di relegarlo nella sacrestia, con tanto di cerimonia pubblica alla presenza del vescovo di Lecce, Cosmo Francesco Ruppi. Ma gli accordi erano altri. La mia colpa è aver preso in prestito volti noti del paese? Questo è il mio modo di lavorare".

Quanto ha impiegato per realizzare il quadro?

"Due anni. Ho preso spunto da un atto notarile del 1722, un prezioso documento in cui si racconta delle reliquie di San Vito, il santo patrono. Non ho fatto altro che riportare, attraverso le immagini, un fatto di cronaca".