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31 mag 2022

"Putin? È solo un fascista Noi russi speriamo nell’Aja"

San Pietroburgo, la voce di Irina Flige (attivista di International Memorial) "La nostra associazione è stata chiusa, ma qui tanti sono contro il regime"

31 mag 2022
simone arminio
Cronaca

di Simone Arminio

Quando parte la prima videochiamata Irina Flige, 62 anni, (foto) studiosa e direttrice della sede di San Pietroburgo della International Memorial – l’associazione per la difesa dei diritti umani fondata dal Premio Nobel Andrej Sacharov a fine anni ’80 e sciolta da Vladimir Putin pochi mesi fa – ha la faccia stanca e il passo spedito. La città alle sue spalle sembra scorrere come sempre, solo più lenta. La seconda videochiamata è nel suo studio. Carta da parati azzurra, libreria sottile e un quadro malinconico sullo sfondo: una barca ondeggia in mare, e il mare ovviamente è in tempesta.

Flige, c’è tempesta in Russia?

"La Russia è un paese dove non ci sono più diritti umani e non c’è attività politica né sociale".

Cos’altro resta?

"Cosa può rimanere in un Paese in cui una legge marziale dà al governo il diritto di uccidere?".

La vostra associazione è riconosciuta in tutto il mondo, ma in Russia oggi è illegale. Da poco il vostro sito è pure offline.

"Dall’estero può essere consultato. E anche i russi che vogliono farlo trovano il modo di accedere, attraverso una rete vpn".

Si può fare la stessa cosa con le informazioni sulla guerra?

"Non è difficile oggi in Russia trovare la verità per chi ha voglia di cercarla. Chiunque voglia davvero sapere cosa succede fuori dai nostri confini, e in Ucraina, può farlo".

Ma quanti russi hanno voglia e il coraggio di cercare?

"Questa non è una domanda a cui oggi posso rispondere. La sociologia non esiste più in Russia. Non è possibile capire davvero quante persone pensano cosa, e in più molti sono confusi da anni di lavaggio del cervello. Una cosa, però, mi sento di dire: non è vero che in Russia la maggioranza delle persone è con la guerra. Lo dimostrano le tante, piccole, quotidiane, azioni di protesta e di dissenso che ancora resistono al fascismo".

Putin è il fascista?

"Vladimir Putin è l’internazionale del fascismo. Ciò che pensano in Occidente su di lui è la verità. E la verità, come le dicevo, non la puoi cambiare".

E la situazione che si vive oggi in Russia, si può cambiare?

"È quello che cerchiamo di fare noi ogni giorno. Lo scioglimento dell’associazione ha creato dei problemi. Abbiamo i conti in banca bloccati e non abbiamo più voce ufficiale. Ma continuiamo a cercare il cambiamento, partendo innanzitutto dalla conoscenza della storia.

In cosa può aiutare oggi, la Storia di trent’anni fa?

"La nostra associazione è nata a fine anni ’80 con la gente che, guidata da Andrej Sacharov, ha ha iniziato a scendere in strada per chiedere la verità sulle persone scomparse e sul terrore sovietico. Indagando su quegli anni, noi cerchiamo le risposte alla nostra condizione di oggi".

Ma un nuovo Sacharov può ancora nascere?

"Sacharov era un gigante, un’autorità morale assoluta, e oggi come lui non ne vedo in giro. Però ci sono tante persone più piccole che vogliono verità e cercano libertà".

Crede che la guerra finirà? E che tornerà la democrazia in Russia?

"Tutto questo deve finire, prima o poi. Basta non smettere mai di pretendere giustizia. E poi il tribunale internazionale deve fare subito il suo lavoro".

L’Occidente, invece, e la Ue, stanno facendo il loro lavoro?

"Lo stanno facendo nel migliore dei modi. Soltanto troppo lentamente. E il tempo per noi è prezioso".

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