La psichiatra Paola Labriola uccisa a Bari con 57 coltellate da un paziente
La psichiatra Paola Labriola uccisa a Bari con 57 coltellate da un paziente
La sicurezza sul lavoro sacrificata alle logiche del risparmio, "piegata alle esigenze del budget". E così, nella "inerzia" dei vertici della Asl di Bari, un paziente il 4 settembre 2013 riuscì indisturbato a irrompere in un Centro di salute mentale accoltellando per ben 57 volte la psichiatra Paola Labriola. Una morte "prevedibile ed evitabile adottando i rimedi e le cautele previsti dalla legge". Sono alcuni dei passaggi con i quali i giudici del...

La sicurezza sul lavoro sacrificata alle logiche del risparmio, "piegata alle esigenze del budget". E così, nella "inerzia" dei vertici della Asl di Bari, un paziente il 4 settembre 2013 riuscì indisturbato a irrompere in un Centro di salute mentale accoltellando per ben 57 volte la psichiatra Paola Labriola. Una morte "prevedibile ed evitabile adottando i rimedi e le cautele previsti dalla legge".

Sono alcuni dei passaggi con i quali i giudici del Tribunale di Bari motivano la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione, inflitta nell’aprile scorso, nei confronti dell’ex direttore generale della Asl di Bari Domenico Colasanto, ritenuto responsabile di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e omissione di atti d’ufficio. I giudici parlano di "crimine tristemente annunciato", perché in quel centro "l’azione omicidiaria non ha incontrato alcun ostacolo alla furia assassina" di Vincenzo Poliseno, il paziente 41enne che per il delitto sta già scontando una condanna definitiva a 30 anni di reclusione.

La vittima, infatti, non aveva possibilità di fuga, in quanto la stanza aveva un’unica porta d’ingresso e non aveva alcuna uscita di sicurezza, non vi erano dispositivi sonori di allarme, il personale era tutto femminile, il videocitofono non era funzionante e la porta d’ingresso era apribile dall’esterno. Per "coprire" tutte queste omissioni sulla sicurezza, dopo il delitto fu anche creato un falso documento di valutazione dei rischi, che è costato ad un altro imputato, l’ex funzionario Asl Alberto Gallo, autore del falso Dvr, la condanna a 3 anni di reclusione.

"Vogliamo ricordare Paola Labriola, che aveva più volte denunciato le falle in termini di sicurezza, come martire della professione – ha commentato il presidente Fnomceo e Omceo, Filipo Anelli –. La sua tragedia ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica la situazione drammatica che molti medici affrontano quotidianamente sul posto di lavoro, in condizioni precarie". "A lei, e a tutti gli altri medici caduti nello svolgimento della professione, abbiamo dedicato idealmente la legge 113 del 2020, sulla sicurezza degli operatori sanitari" ha concluso Anelli, chiedendo che "sia presto riunito l’Osservatorio sulla Sicurezza degli operatori".

red. int