Monta la rabbia di commercianti, imprenditori e partite Iva stremati da un lockdown, totale o parziale, che non sembra avere fine. Da Bologna a Bari, passando per Reggio Emilia e Padova, ieri è stato il giorno delle proteste e dell’esasperazione di chi vede allontanarsi la fine del tunnel e, con essa, l’agognata riapertura della propria attività. Modalità simili in diverse città, con blocchi e rallentamenti della viabilità, ma c’è anche chi ha scelto il rogo di bollette e F24 giudicate impossibili da saldare. Il caso più clamoroso nel Bolognese, dove un centinaio di ristoratori, ambulanti, taxisti, operatori fieristici e commercianti...

Monta la rabbia di commercianti, imprenditori e partite Iva stremati da un lockdown, totale o parziale, che non sembra avere fine. Da Bologna a Bari, passando per Reggio Emilia e Padova, ieri è stato il giorno delle proteste e dell’esasperazione di chi vede allontanarsi la fine del tunnel e, con essa, l’agognata riapertura della propria attività. Modalità simili in diverse città, con blocchi e rallentamenti della viabilità, ma c’è anche chi ha scelto il rogo di bollette e F24 giudicate impossibili da saldare.

Il caso più clamoroso nel Bolognese, dove un centinaio di ristoratori, ambulanti, taxisti, operatori fieristici e commercianti hanno manifestato nell’area di servizio del Cantagallo, minacciando di bloccare l’Autostrada del Sole. La maggior parte provenienti da Bologna e dall’Emilia Romagna, ma c’erano rappresentanti anche da Piemonte, Campania, Marche e Veneto. Gli slogan della protesta scritti su cartelloni e drappi bianchi lanciano un messaggio chiaro di disperazione. "Non c’è più tempo! Abbiamo finito la benzina".

"Affitti, stipendi, utenze e tasse. I soldi sono terminati e noi siamo alla fame", denunciano altri manifestanti. Sullo sfondo, uno striscione che reclama sostegni adeguati contro ristori paragonati ad elemosine. "La pazienza è finita. Basta elemosine", si legge su un altro cartello. In comizi improvvisati fra le auto e nel parcheggio, i più attivi alzano il tiro: "O ci autorizzate a lavorare o ci autorizzate a delinquere, non ci sono alternative". Nei capannelli, i racconti degli imprenditori bloccati da oltre un anno di restrizioni causate dalla pandemia e ormai allo stremo. Bersaglio delle critiche il ministero della Sanità e il Cts, accusato di avere messo in ginocchio "senza pietà" la filiera della ristorazione, del turismo e dello spettacolo. Attimi di tensione quando i manifestanti hanno ribadito l’intenzione di mettersi di traverso all’Autostrada: "Sappiamo che è un reato penale. Ma non abbiamo più niente da perdere". La decisione si è infranta contro il cordone di sicurezza disposto dagli agenti in tenuta da sommossa, alla fine si è raggiunto un compromesso. Le auto della polizia hanno scortato il corteo-lumaca che ha percorso un tratto dell’autostrada in direzione sud, a 50 chilometri all’ora. Si è creata una fila di camion, ma senza mai bloccarsi.

Poco distante da Bologna, a Reggio Emilia, i furgoni dei commercianti ambulanti hanno rallentato la circonvallazione cittadina. La richiesta, qui, è di permettere di organizzare i mercati all’aperto, "dove il rischio di contagio è minore", spiegano i vertici delle associazioni.

Tre ore di blocco, invece, sulla SS16 vicino a Bari: anche qui gli ambulanti – poi raggiunti da ristoratori e commercianti – hanno gridato la loro rabbia con lo striscione "Chiudere tutto e tutti" portato di traverso lungo la carreggiata. "La primavera e l’estate sono le stagioni delle sagre e delle feste patronali, ma senza una programmazione resteremo fermi anche quest’anno" dice Alessandro Margherito (Ana).

Esasperazione anche a Padova, dove i commercianti del centro storico hanno anche bruciato F24 e bollette da pagare. Anche qui, il messaggio è chiaro fin dal titolo dell’iniziativa: "Manifestare per non morire".

Gabriele Mignardi