Il faccia a faccia in tv tra la giornalista Beheshta Arghand e un esponente talebano: è la prima volta dalla presa di Kabul che una donna mostra il viso sullo schermo
Il faccia a faccia in tv tra la giornalista Beheshta Arghand e un esponente talebano: è la prima volta dalla presa di Kabul che una donna mostra il viso sullo schermo
Vogliono accreditarsi come i talebani dal volto umano. Non più cupi tagliagole e fanatici di una visione arcaica e ultrafondamentalista dell’Islam, ma musulmani conservatori e ragionevoli. Che hanno vinto e che ora perdonano tutti, non cercano vendette, giurano di blindare il Paese ai terroristi stranieri, promettono di stroncare la produzione di droga e giurano che tuteleranno persino, con molti se e molti ma, i diritti delle donne e i mass media. Pare troppo. Ma chissà. Kabul, ancora sotto choc, comincia a respirare, il caos all’aeroporto inizia a risolversi. Gli aerei proseguono con meticolosità il lungo lavoro di trasporto degli occidentali rimasti e dei tanti collaboratori afghani dei vari contingenti. I voli militari partono a volte semivuoti al volte stracarichi: a bordo di un C-17...

Vogliono accreditarsi come i talebani dal volto umano. Non più cupi tagliagole e fanatici di una visione arcaica e ultrafondamentalista dell’Islam, ma musulmani conservatori e ragionevoli. Che hanno vinto e che ora perdonano tutti, non cercano vendette, giurano di blindare il Paese ai terroristi stranieri, promettono di stroncare la produzione di droga e giurano che tuteleranno persino, con molti se e molti ma, i diritti delle donne e i mass media. Pare troppo. Ma chissà.

Kabul, ancora sotto choc, comincia a respirare, il caos all’aeroporto inizia a risolversi. Gli aerei proseguono con meticolosità il lungo lavoro di trasporto degli occidentali rimasti e dei tanti collaboratori afghani dei vari contingenti. I voli militari partono a volte semivuoti al volte stracarichi: a bordo di un C-17 Globemaster III dell’aeronautica americana c’erano 640 passeggeri, un record per questo tipo di aereo militare che ha una capacità di 188 posti. La foto della stiva di quel velivolo, con la gente stipata, è già diventata il simbolo della fuga da Kabul.

Mentre gli occidentali sono impegnati nel ponte aereo, la dirigenza talebana, che ha il disperato bisogno di legittimazione internazionale, lancia l’operazione Taliban 2.0 e manda in conferenza stampa – aperta a stranieri e donne – il portavoce storico, Zabuhullah Mujahid. Che cerca se segnare una cesura rispetto al passato. "Il nostro Paese – dice – è una nazione musulmana, lo era 20 anni fa e lo è adesso. I nostri valori sono gli stessi. Ma per quanto riguarda l’esperienza, la maturità e la visione, vi è naturalmente una grande differenza fra noi ora e 20 anni fa. E c’è una differenza nelle azioni che intraprenderemo".

E giù con le promesse, a pioggia. Basterebbe attuarne la metà per farli accettare alla comunità internazionale. "Abbiamo liberato l’Afganistan ed espulso gli stranieri – esordisce –, ma per noi la guerra finisce qui, abbiamo perdonato tutti coloro che hanno combattuto contro di noi, non ci vendicheremo di nessuno, ci sarà una amnistia per tutti i dipendenti pubblici del vecchio governo, e tutti coloro che hanno lavorato per i contingenti stranieri non saranno puniti". Anzi, continua il portavoce talebano, "non vogliamo che i giovani se ne vadano, sono una risorsa. Prometto che nessuno busserà alle loro porte per chiedere con chi lavoravano. Non vogliamo nemici né esterni né interni, adesso stiamo lavorando per un nuovo governo che sarà inclusivo. Garantiremo la sicurezza delle ambasciate e degli stranieri, e contro le ong nessuna minaccia: potranno continuare a lavorare".

Parole nette anche sul terrorismo e la droga. "Non lasceremo che nessuno usi l’Afghanistan per attività che minacciano altri Paesi – dice – e posso assicurare che l’Afghanistan non sarà più Paese di produzione e commercio delle droghe". E le donne? Qui le parole son più sfumate, da interpretare. "Ci impegniamo a rispettare i diritti delle donne – osserva il portavoce – nel contesto normativo stabilito dalla Sharia. Il burqa non sarà obbligatorio, basterà lo hijab. le nostre sorelle potranno lavorare spalla a spalla con gli uomini, svolgere attività in diversi settori e aree diverse, dell’istruzione, della salute e di altre aree, e faranno parte del governo. Potranno andare a scuola e all’università. Non ci sarà alcuna discriminazione". Quanto ai media indipendenti "potranno continuare a lavorare purché rispettino i valori islamici e gli interessi del Paese e potranno anche criticare l’Emirato Islamico, perché le critiche possono aiutare a migliorare". Ma alla domanda di una giornalista afghana che chiede se potrà continuare a lavorare la risposta è stata gelida: "Lo deciderà il nuovo governo, nell’ambito della Sharia". Già. Il diavolo si vedrà nei dettagli dell’applicazione della legge islamica. La strada per i talebani resta tutta in salita ma sono loro, oggi, a dare le carte a Kabul. E la comunità internazionale, sconfitta e ancora comprensibilmente assai diffidente, dovrà in qualche modo tenerne conto.

Alessandro Farruggia