Beppe Boni Uno si chiede: che differenza c’è tra i palazzi dello sport dove si gioca a basket o a volley e le discoteche? Risposta attualizzata dallo specchio dei tempi: i primi sono aperti, o stanno per aprire, e le seconde sono chiuse, tranne quelle abusive. Nell’emergenza evoluta di oggi,...

Beppe

Boni

Uno si chiede: che differenza c’è tra i palazzi dello sport dove si gioca a basket o a volley e le discoteche? Risposta attualizzata dallo specchio dei tempi: i primi sono aperti, o stanno per aprire, e le seconde sono chiuse, tranne quelle abusive. Nell’emergenza evoluta di oggi, segnata da paletti sanitari e Green pass alla portata di tutti appare una posizione anacronistica. Le cattedrali laiche del divertimento sono l’unica attività che non ha più riaperto, se non con trasformazioni in simil ristoranti con dj, insieme agli impianti di sci in inverno. Oggi che anche i giovani, pur incoscienti nei comportamenti, corrono a vaccinarsi negli hub vicino a casa o nei camper sulle spiagge, riaprire le disco con limiti di capienza e obbligo di carta verde non è più un azzardo. Agli albori della vaccinazione lo era, oggi no. Con criteri selettivi funzionano teatri, ristoranti, luoghi di eventi. Non pensiamo ad un liberi tutti, ma a regole rigide e chi sgarra paga caro il conto. Lo sostiene con una posizione non allineata al governo, anche un Pd in carriera come il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, che lo ha ribadito in pubblico a Milano Marittima, una delle capitali della Romagna felix. Il proibizionismo delle disco, fra l’altro, è difficile da tenere sotto controllo, i locali abusivi travestiti da music bar sono ovunque. Polizia e carabinieri ne chiudono a ripetizione, ma non conta, per non parlare dei rave party. Meglio virare verso il ballo del Green pass.