Danilo Toninelli, 46 anni, ieri all’esterno dell’aula bunker di Catania
Danilo Toninelli, 46 anni, ieri all’esterno dell’aula bunker di Catania
di Giulia Prosperetti È scontro aperto tra Matteo Salvini e Danilo Toninelli. Ieri, nel gelo dell’aula bunker del carcere Bicocca di Catania, i due ex alleati di governo si sono incontrati per il secondo atto dell’udienza preliminare sul caso Gregoretti che ha visto le audizioni dell’allora ministro dei Trasporti e di Elisabetta Trenta, all’epoca titolare della Difesa. Al centro la controversa gestione della politica dei ‘porti chiusi’, baluardo del segretario della Lega ora accusato di sequestro di persona e abuso d’ufficio. La vicenda risale al luglio 2019 quando, a un anno dalla vicenda Diciotti, l’allora ministro dell’Interno e vice-premier ha ritardato di cinque giorni lo sbarco ad Augusta dei 131 migranti soccorsi dalla nave della Guardia costiera in...

di Giulia Prosperetti

È scontro aperto tra Matteo Salvini e Danilo Toninelli. Ieri, nel gelo dell’aula bunker del carcere Bicocca di Catania, i due ex alleati di governo si sono incontrati per il secondo atto dell’udienza preliminare sul caso Gregoretti che ha visto le audizioni dell’allora ministro dei Trasporti e di Elisabetta Trenta, all’epoca titolare della Difesa. Al centro la controversa gestione della politica dei ‘porti chiusi’, baluardo del segretario della Lega ora accusato di sequestro di persona e abuso d’ufficio.

La vicenda risale al luglio 2019 quando, a un anno dalla vicenda Diciotti, l’allora ministro dell’Interno e vice-premier ha ritardato di cinque giorni lo sbarco ad Augusta dei 131 migranti soccorsi dalla nave della Guardia costiera in acque Sar maltesi. Ma se nell’agosto del 2018 la richiesta di autorizzazione a procedere del Tribunale dei ministri di Catania è stata negata dal Senato grazie anche al voto del Movimento 5 Stelle oggi, con il patto giallo-verde sancito dal Conte I ormai in cenere, Salvini non può più contare sull’appoggio pentastellato. Ed è proprio sul parallelo tra i due casi che Giulia Bongiorno, ex ministro ed esponente della Lega, ha improntato la difesa del suo assistito. Un braccio di ferro a colpi di tweet e video dell’epoca, presentati come prove, volto a dimostrare che, come un anno prima, anche la decisione sulla Gregoretti avrebbe visto la piena adesione di tutto il governo sulla strategia di attendere un accordo sulla redistribuzione dei migranti prima del loro sbarco.

Davanti al Gup Nunzio Sarpietro l’ex ministro Toninelli, sentito come teste, parla per due nicchiando, tuttavia, – stando alle ricostruzioni – su alcuni aspetti dei casi Diciotti e Open Arms. Quando Bongiorno gli chiede conto della sua firma sul divieto di sbarco firmato per la Open Arms, Toninelli risponde "non ricordo perché è passato tanto tempo". Dichiarazione subito cavalcata da Salvini: "non c’era, o dormiva". Fuori dall’aula bunker l’ex ministro dei Trasporti si difende affermando di "avere risposto con chiarezza a tutte le domande" e sottolineando che "ci sono leggi nazionali e internazionali che attribuiscono le responsabilità: l’assistenza in mare spetta al ministero dei Trasporti, ma l’assegnazione del porto per lo sbarco è responsabilità unica del ministro dell’Interno". Per Toninelli il leader della Lega, che ha sempre cercato di "far passare una sua immagine di uomo forte che difendeva i confini dell’Italia", adesso "cerca di scaricare le sue responsabilità sul ministro dei Trasporti".

Sulla questione la linea Cinque stelle è quella ribadita più volte da Luigi Di Maio ovvero che il caso Diciotti e Gregoretti, pur riguardando entrambi due navi militari, non possono essere considerati analoghi. Nel 2018 quando venne bloccata la nave Diciotti "l’Europa non ci ascoltava, facemmo la voce grossa e poi riuscimmo a ottenere la redistribuzione in altri Paesi europei. Un anno dopo, – ha affermato Di Maio – la redistribuzione funzionava, quindi il blocco della Gregoretti non fu un’azione decisa dal governo, ma dal ministro dell’Interno Salvini".

Tuttavia agli atti la difesa ha depositato il video nel quale Conte affermò in una conferenza stampa che si trattava di scelte condivise. "Il presidente – ha affermato Salvini citando un passaggio del video – dice che noi abbiamo lavorato per i ricollocamenti e per consentire poi lo sbarco". Al vaglio del gup Sarpietro vi è il materiale riguardante gli altri sbarchi avvenuti negli ultimi due anni, incluso il caso della Ocean Viking risolto il 29 ottobre 2019 dopo 10 giorni in mare.

Il prossimo 28 gennaio in udienza a Roma verrà sentito il presidente del consiglio Giuseppe Conte dal quale Salvini ha detto di aspettarsi "la verità". Prima di allora, il 9 gennaio, il leader della Lega sarà sentito per l’ancora più complessa vicenda Open Arms.