Il ministro della Giustizia, Marta Cartabia
Il ministro della Giustizia, Marta Cartabia
L’obiettivo è ambizioso: ridurre del 25% i tempi del processo penale. Che, in Italia, sono fra i più lunghi d’Europa. Ma che cosa cambia, in concreto, per i cittadini con la riforma Cartabia? Chi ci guadagna e chi ci perde fra imputati, vittime, avvocati e giudici? Ecco una piccola guida per orientarsi sui capitoli più importanti della riforma, al netto delle polemiche politiche. Prescrizione, stop ma con giudizio È stato il punto più controverso. Di fatto viene meno uno dei pilastri dell’attuale processo penale: la prescrizione del reato nel caso in cui il giudizio definitivo non sia emesso entro un determinato periodo, corrispondente alla durata della pena massima prevista in caso di condanna. Ora, la prescrizione resta in vigore solo fino al processo di primo grado. Poi, dal secondo grado fino alla...

L’obiettivo è ambizioso: ridurre del 25% i tempi del processo penale. Che, in Italia, sono fra i più lunghi d’Europa. Ma che cosa cambia, in concreto, per i cittadini con la riforma Cartabia? Chi ci guadagna e chi ci perde fra imputati, vittime, avvocati e giudici? Ecco una piccola guida per orientarsi sui capitoli più importanti della riforma, al netto delle polemiche politiche.

Prescrizione, stop ma con giudizio

È stato il punto più controverso. Di fatto viene meno uno dei pilastri dell’attuale processo penale: la prescrizione del reato nel caso in cui il giudizio definitivo non sia emesso entro un determinato periodo, corrispondente alla durata della pena massima prevista in caso di condanna. Ora, la prescrizione resta in vigore solo fino al processo di primo grado. Poi, dal secondo grado fino alla Cassazione, il rito dovrà chiudersi entro 24 e 12 mesi (che salgono a 36 e 18 mesi per i reati di corruzione e concussione.

Non ci saranno limiti per i reati attualmente imprescrittibili. Superati i termini non ci sarà però la cancellazione del reato in caso di condanna in primo grado. In compenso scatta l’improcedibilità, la "prescrizione processuale". Cioè, niente processo. Resta da capire che cosa succede sull’altro fronte, quello delle vittime del reato, che rischiano di perdere anche il risarcimento riconosciuto nel primo grado del giudizio.

Maggiore clemenza sui reati minori

Oggi si può finire sotto processo arrivando perfino in Cassazione anche per il semplice furto di una mela al supermercato. Con la riforma sono valorizzati due elementi. L’archiviazione da parte del giudice per la tenuità del fatto. E, dall’altra parte, i tentativi di riconciliazione fra la vittima e il colpevole, sempre su base volontaria e garantendo i diritti della difesa (confidenzialità delle dichiarazioni e non utilizzabilità nel processo).

Più tutele per il rinvio a giudizio

Oggi è sufficiente la richiesta del pm del rinvio a giudizio per finire davanti al Giudice delle Udienze preliminari che dà il via libera al processo. Un passaggio che filtra, secondo le ultime statistiche, appena il 10% delle imputazioni per i reati nei quali è prevista e non incide assolutamente sugli esiti del processo. Tanto che oggi circa il 40% dei riti che hanno ottenuto il via libera dal giudice per l’udienza preliminare finiscono con il proscioglimento dell’imputato. Con la riforma, invece, il pm può chiedere il rinvio a giudizio solo se gli elementi raccolti consentono una "ragionevole previsione di condanna". L’udienza preliminare si terrà solo per i reati più gravi mentre si stendono i casi di citazione diretta in giudizio.

Un avviso con più garanzie

Altro capitolo importante della riforma è quello che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe depotenziare l’effetto mediatico del famoso "avviso di garanzia". Uno strumento che, nelle mani di media e dei social, trasforma la presunzione di innocenza in una condanna preventiva. Ora, "la mera iscrizione del nominativo di una persona nel registro delle notizie di reato non può determinare "effetti pregiudizievoli" sul piano civile e amministrativo. Non ci potranno essere sospensioni dal lavoro o altri provvedimenti disciplinari per i dipendenti pubblici indagati. Si dovranno attendere le condanne.

Largo ai riti alternativi

Per smaltire la montagna delle cause pendenti la riforma rafforza l’istituto del patteggiamento: ora l’accordo fra imputato e pm potrà estendersi, per i reati che superano i due anni, anche alle pene accessorie, alle eventuali confische e alla determinazione del suo oggetto e della durata. Per favorire il ricorso al rito abbreviato si prevede che la pena inflitta sia ulteriormente ridotta di un sesto nel caso in cui l’imputato rinunci all’impugnazione della sentenza. La riduzione della pena potrà essere applicata già dal giudice per l’esecuzione: salta quindi un ulteriore passaggio processuale.

Digitalizzazione

Avremo processi più rapidi anche perché il deposito degli atti e delle notifiche potrà essere effettuato per via telematica. Addio, insomma, al tradizionale ufficiale giudiziario che bussa alle nostre porte.