7 mar 2022

Prima la pandemia, ora la guerra. "Figli sotto choc? Non coccolateli"

Lo psicoterapeuta Pellai e il senso di paura: la storia è fatta di virus e conflitti, non dipende da noi. "Sbagliato tenere i ragazzi in una comfort zone, li rendiamo più insicuri. Facciamoli continuare a crescere"

giovanni panettiere
Cronaca
La pandemia e il conflitto in Ucraina minano le sicurezze degli adolescenti che sono passati da un’emergenza all’altra in due anni
La pandemia e il conflitto in Ucraina minano le sicurezze degli adolescenti

Pensavamo di esserci lasciati alle spalle la pandemia, la paura della morte per malattia. Credevamo di avercela fatta, di aver recuperato l’agognata normalità. Ci sbagliavamo. Eccoci di nuovo in mezzo al guado, stavolta a tu per tu col rischio di una guerra nucleare. Noi tutti, in particolare gli adolescenti, il nostro futuro, che, nel giro di due anni e poco più, si sono trovati a fare i conti prima col Covid, ora con l’arsenale atomico in mano allo zar Putin. "La vita è imprevedibile, non potrà mai dipendere interamente da noi – liquida le illusioni Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva –. Anche i ragazzi sono chiamati a farne esperienza, ma l’errore più grande che possiamo fare è tenerli coperti, al sicuro come se quanto sta accadendo non ci fosse. Piuttosto bisogna aiutarli a fare ciò che la loro età esige per un sano sviluppo: prendersi dei rischi calcolati per esplorare il mondo circostante, anche adesso. Con la possibilità magari di scoprire dentro di sé una resilienza maggiore delle generazioni che li hanno preceduti in questi ultimi decenni contrassegnati da pace e benessere". Il reportage: statue coperte e messe nei bunker. Così Leopoli si prepara alle bombe Non pensa piuttosto che i ragazzi finiscano per viversi come degli ‘sfigati planetari’ proprio perché incappati in uno stato d’emergenza dietro l’altro? "Mi rendo conto che dal 2020 a oggi siamo piombati in uno stato d’allerta permanente, una condizione pericolosa per gli adolescenti in quanto mette a dura prova le sicurezze conseguite nell’infanzia. Quelle indispensabili per uscire fuori, sperimentare e fare esperienze al fine d’imparare a relazionarsi con gli altri e con sé stessi. Tuttavia, assecondare una visione così sconfortante riduce l’esistenza dei ragazzi al solo aspetto della fatica quando per fortuna la vita non è solo questo". Vuol dire che rischiamo ...

© Riproduzione riservata

Stai leggendo un articolo Premium.

Sei già abbonato a Quotidiano Nazionale, Il Resto del Carlino, Il Giorno, La Nazione o Il Telegrafo?

Subito nel tuo abbonamento:

Tutti i contenuti Premium di Quotidiano Nazionale oltre a quelli de Il Giorno, il Resto del Carlino, La Nazione e Il TelegrafoNessuna pubblicità sugli articoli PremiumLa Newsletter settimanale del DirettoreAccesso riservato a eventi esclusivi
Scopri gli altri abbonamenti online e l'edizione digitale.Vai all'offerta

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?