Andrea Cangini* Per quanto raro, immaginiamo il caso di un giovanissimo melomane. Come ogni mattina, a scuola siede vicino al proprio compagno di banco, terminate le lezioni consuma un rapido pasto al ristorante con tre amici che poi lo accompagnano in auto fino all’aeroporto dove prende un volo per Milano, poi un pullman fino alla stazione, poi la metro fino alla Scala dove assisterà alla...

Andrea

Cangini*

Per quanto raro, immaginiamo il caso di un giovanissimo melomane. Come ogni mattina, a scuola siede vicino al proprio compagno di banco, terminate le lezioni consuma un rapido pasto al ristorante con tre amici che poi lo accompagnano in auto fino all’aeroporto dove prende un volo per Milano, poi un pullman fino alla stazione, poi la metro fino alla Scala dove assisterà alla rappresentazione della propria opera preferita. Sei diversi contesti, nessun distanziamento imposto per legge. Fa eccezione il settimo, il teatro, dove vige ancora la regola del distanziamento e la capacità non può superare il 50% dei posti disponibili. Domanda: i teatri, così come i cinema, sono forse luoghi in cui è più probabile contagiarsi rispetto a scuole, ristoranti, automobili, aerei, pullman o metropolitane? Ovviamente, no. Anzi, visti gli spazi, li si direbbe luoghi più sicuri di altri. E infatti in Francia, in Germania, nel Regno Unito e via elencando cinema e teatri hanno riaperto al massimo delle proprie potenzialità.

Non c’è ragione, dunque, di continuare a penalizzare cinema e teatri mantenendo la regola del distanziamento. Una regola che potrebbe essere fatale. Gli ultimi dati Siae fanno paura: rispetto al 2019, tra gennaio e luglio cinema, teatri e sale da concerto hanno subito un calo di presenze di oltre il 90%. Significa che, non essendo più previsti "ristori", i gestori privati sono quantomai esposti al rischio fallimento e quelli pubblici al dissesto dei propri bilanci di esercizio. Il ministro della Cultura è per eliminare subito la regola del distanziamento; il ministro della Sanità resiste. Ci appelliamo, pertanto, al presidente del Consiglio. Nel discorso per la fiducia, in Parlamento Draghi fece riferimento all’importanza della "cultura" ben sei volte e al G20 di luglio disse che "sostenere la cultura è cruciale per la ripartenza dell’Italia". Ecco, è il momento di essere conseguenti. Ma non tra un mese: subito.

* Senatore, responsabile Cultura di Forza Italia